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BOLZANO. «Ho 26 anni, studio teologia, sono presidente di un Consiglio parrocchiale e mi piacerebbe dire Messa come fanno i diaconi»: Kathia parla con il sorriso stampato in volto ed è solo una delle 400 persone che ieri mattina hanno partecipato al Rainerum alla prima tappa bolzanina del «Sinodo diocesano» con una precisa richiesta: la chiesa deve cambiare, adeguarsi ai tempi, ma «la rivoluzione deve partire dal basso».
Kathia crede fermamente in ciò che dice e si spinge oltre: «La Chiesa dovrebbe essere di tutti, coinvolgere molte più persone di quanto non riesca a fare oggi. Anche andando ad un concerto dove ci sono centinaia di ragazzi. Credo che Papa Francesco sia la persona giusta per iniziare questo percorso di cambiamento che deve necessariamente partire da noi tutti, ovvero dalla base». Lisa di anni ne ha 22, studia e fa l’educatrice per un’associazione giovanile cattolica. Non ha problemi a parlare anche di adozioni e coppie gay. «A volte mi sembra che oggi, in chiesa, non si possa nemmeno più ridere. Qualche volta manca la gioia e anche per questo nessuno, fra i teeenager, si avvicina più con entusiasmo ad una parrocchia. Non dobbiamo pensare, con il Sinodo, di poter cambiare il mondo, ma sicuramente dovremmo essere in grado di dare un contributo importante nella realtà che ci circonda. Consentire le adozioni agli omosessuali? Sono tutti figli di Dio, quindi sarebbe tempo di consentirle. Abbiamo bisogno di più autenticità e senso di identificazione che oggi purtroppo stanno venendo meno. Dobbiamo cambiare marcia assieme, ritrovare la gioia di andare a Messa». Alessandro Vianini, 35 anni, nella vita si occupa di controllo gestione per Sportler. Ha una moglie e due figli. Tra i temi che lo appassionano di più ci sono quelli etici: «Sentire, ieri mattina, una suora che poneva la questione delle coppie gay mi ha fatto pensare che il Sinodo sia proprio l’occasione giusta per parlare, confrontarci e per trovare una posizione comune. È una chance importante a prescindere dai risultati che riusciremo ad ottenere. Confesso di avere dei dubbi sui temi più importanti, come le adozioni. Io ho due figli ma se ne volessi adottare un terzo non potrei farlo perché non ho spazio a sufficienza. È giusto così? Trovo, però, che oggi sui temi etici ci sia un pizzico di superficialità di troppo». Alessandro, poi, si dice soddisfatto della presenza di imprenditori e figure importanti della società, dal presidente della Lub Bergmeister a Georg Oberrauch. «Molti hanno capito l’importanza di esserci. di dare un contributo a questa trasformazione che parte dal basso».
Profonda l’analisi di Matteo Graiff, educatore sociale di 26 anni di Bressanone. «La Chiesa, per come la vedo io, non deve contare i fedeli ma cercare di lavorare più sulla qualità che non sulla quantità. Un’altra cosa sulla quale è necessario concentrarsi è il linguaggio che va cambiato e adeguato ai tempi. È fondamentale, poi, discutere di temi che finora sono stati quasi sempre tabù. È giusto che la chiesa cambi, e questo mi sembra il Papa giusto per riuscirci, ma senza stravolgere la sua missione».
Reinhard ha 47 anni ed è un lavoratore autonomo. È stato a lungo anche un educatore, salvo poi ridurre l’impegno anche per dedicare il giusto tempo alla famiglia e ai figli: «Trovo che la Chiesa debba sforzarsi di essere più vicina alla gente, ai suoi bisogni e interpretare nel modo giusto questa voglia di cambiamento ormai diffusa. Oggi, purtroppo, mi pare invece che si accontenti di ciò che ha già, senza cercare di cambiare passo. Manca una spinta, un legame forte tra i fedeli. Serve una rete che oggi ancora non c’è. Non sono ottimista sui tempi ma credo che la nuova strada almeno sia stata tracciata».
Il vescovo Ivo Muser si è detto soddisfatto per la partecipazione. Ieri, al Rainerum, per chi è arrivato alle 10 c’erano solo posti in piedi. «Diciamo che il Sinodo è il modo giusto per metterci in cammino e raccogliere domande, richieste e desideri per arrivare ad una chiesa più radicata sul territorio, nella quale i fedeli dimostrino soprattutto grandi capacità di ascolto. A mancare, oggi, è la capacità di mettersi in gioco, ma anche l’umiltà di imparare qualcosa da chi consideriamo diverso, senza per questo rinunciare ai nostri valori, alla nostra identità. Sui temi più grandi, come adozioni, coppie di fatto, contraccezione, divorzio o donne che leggono la Messa non possiamo pensare di decidere noi. Ma dobbiamo parlarne a tutti i livelli».
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