BOLZANO. La Procura della Repubblica di Bolzano ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ex consigliere provinciale Mauro Minniti per peculato e illecito finanziamento dei partiti. La prima accusa riguarda l’utilizzo dei soldi pubblici messi a disposizione del gruppo consiliare per l’attività istituzionale, la seconda si basa invece sulla convinzione della Procura che parte dei soldi siano stati utilizzati non per il gruppo consiliare (costituito dal solo Minniti) ma per la campagna elettorale de «La Destra» in occasione delle elezioni provinciali del 2013.

La prima udienza davanti al giudice dell’udienza preliminare è fissata per il 7 dicembre. Per Minniti si tratta di un procedimento molto pericoloso perchè potrebbe renderlo incompatibile con il suo attuale posto di lavoro.

Il reato di peculato, infatti, prevede come sanzione accessoria (oltre alla pena detentiva) anche l’interdizione dai pubblici uffici. In caso di condanna Mauro Minniti potrebbe dunque risultare incompatibile con la sua attuale occupazione di impiegato (pubblico) presso l’Inps. Per Minniti (che non ha più velleità di carattere politico) è questo l’aspetto più delicato senza dimenticare però anche la possibile azione risarcitoria che potrebbe essere innescata dalla Corte dei Conti per la restituzione del denaro utilizzato.

La contestazione della Procura fa riferimento agli anni 2011, 2012 e 2013. All'epoca Minniti aveva costituito un gruppo consiliare a se stante e, dunque, aveva la possibilità di gestire i fondi messi a disposizione per l'attività istituzionale senza rapportarsi con gli altri esponenti del centrodestra con cui era stato eletto nel 2008.

La spesa contestata è di circa 60 mila euro. Nel mirino ci sono anche pranzi o cene organizzati in occasione di incontri politici o durante la campagna elettorale. La memoria difensiva consegnata al sostituto procuratore Igor Secco dall'avvocato Enrico Lofoco non ha prodotto un ripensamento delle posizioni della Procura che però per un altro consigliere provinciale del centrodestra, e cioè Alessandro Urzì, è arrivata a conclusioni diametralmente opposte chiedendo l’archiviazione. Qual è la differenza delle due posizioni? Semplicemente che Alessandro Urzì non ha mai rendicontato nulla delle spese sostenute con soldi pubblici rendendo così, di fatto, impossibile alla Procura eventuali contestazioni. In sostanza Mauro Minniti rischia di pagare la diligenza dimostrata nel reperire parte delle fatture relative alle spese sostenute (almeno per quanto riguarda il terzo anno contestato). Nel suo caso, infatti, proprio la documentazione fornita avrebbe permesso alla Procura di documentare le proprie contestazioni.

L’avvocato difensore Enrico Lofoco ha annunciato che affronterà il procedimento sotto un duplice profilo con riferimento ad una recente sentenza del Gup di Aosta che ha assolto 24 consiglieri indagati per peculato, illecito finanziamento ai partiti ed indebito utilizzo di soldi pubblici. La sentenza ha posto anche nuove indicazioni all'onere probatorio che sarebbe in capo al pubblico ministero.

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