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BOLZANO. Antonio Frena, 63 anni, ha rifatto l'esame, rivinto il concorso ed è stato confermato altri cinque anni alla guida del reparto di chirurgia generale del San Maurizio. Un carico più che importante di prestazioni l'anno.
Dottor Frena, cominciamo dai numeri che descrivono bene il vostro lavoro
Tra chirurgia generale e chirurgia pediatrica parliamo di 20.000 prestazioni ambulatoriali l'anno, 3.000 ricoveri, circa 2.000 interventi chirurgici. Un'attività non indifferente per cui è necessario essere strutturati con competenze specialistiche che permettano di restare al passo coi tempi in tutti i settori, quello chirurgico oncologico, pediatrico, senologico sopra tutti, ma anche con competenze generalistiche per la chirurgia d'urgenza e traumatologica.
Quali sono le principali patologie che trattate?
La nostra attività segue essenzialmente quattro filoni principali. La chirurgia oncologica, che potremmo definire il nostro "core business", in quanto rappresenta da sola circa il 50% degli interventi che eseguiamo. Ci occupiamo di tumori al fegato, vie biliari, pancreas, stomaco, colon-retto e della tiroide, di melanoma e neoplasie della mammella.
Senologia fiore all'occhiello
Sì. Senologia merita una segnalazione speciale: è un campo ad alto volume - coordinato dal dottor Romano Polato - che assorbe molte risorse ma a cui teniamo particolarmente perché da diversi anni manteniamo la prestigiosa certificazione internazionale Eusoma, unici nell' Euregio.
Poi la chirurgia d'urgenza
Garantiamo h 24 tutti i giorni dell'anno il trattamento della patologia addominale acuta e dei traumi dell'addome, la chirurgia funzionale (chirurgia dell'obesità, delle malattie benigne dell'intestino o dello stomaco, della tiroide e della parete addominale).
E la chirurgia pediatrica
Siamo molto orgogliosi della nostra sezione, coordinata dalla dottoressa Paola Zaupa, che si occupa di patologia neonatale, dell'infanzia e della prima adolescenza.
In Alto Adige registrate patologie in crescita?
Bisogna distinguere tra crescita relativa, cioè l'aumento di tumori diagnosticati e trattati a Bolzano, e crescita assoluta, cioè i tumori oggettivamente in aumento in Italia e nel mondo. In crescita relativa ci sono sicuramente i tumori delle vie biliari e del pancreas la cui percezione di aumento è legata al progresso scientifico e alla capacità di trattarli con successo. In crescita reale sono invece colon-retto, mammella, tiroide. Ma c'è una dato positivo importante: aumenta in maniera significativa il numero di persone che continuano a vivere con la diagnosi di tumore e questo testimonia inequivocabilmente l'aumento di efficacia delle cure.
Avete spazi sufficienti?
Nel 2020 ci siamo trasferiti nel nuovo padiglione dell'ospedale. Era l'epoca del Covid e qualche letto andò perso rispetto al passato. Ma ci siamo rimboccati le maniche e, grazie ai 33 letti ordinari e ad 8 letti di week-surgery, riusciamo a far fronte all'importante attività che gestiamo. Garantiamo anche 29 ambulatori settimanali, tra generalisti e specialistici (compreso quello di chirurgia plastica del dottor Davide Pino, fondamentale per la Senologia), e una sala operatoria dedicata ai piccoli interventi in anestesia locale. Le sale "maggiori" invece, ridotte nel periodo di pandemia, sono tornate quasi alla normalità grazie all'impegno personale del direttore del Comprensorio di Bolzano, Umberto Tait.
La Sanità tutta soffre per una cronica carenza di personale. A voi come va?
Anche noi dobbiamo fare i conti con la carenza di alcune figure professionali, ma la situazione è molto migliorata. La struttura complessa, oltre al primario ed al vice Stefan Patauner, può contare su 23 chirurghi specialisti, di cui 6 completamente dedicati alla chirurgia pediatrica. In più, essendo il nostro reparto sede della scuola di specializzazione in chirurgia generale secondo metodo austriaco, possiamo contare su 6 specializzande/i che si formano con noi a Bolzano. A questi professionisti vanno aggiunti oltre 30 infermieri professionali, 5 operatori tecnici e sociosanitari, due segreterie. C'è un mondo intero che permette al reparto di funzionare e a noi chirurghi di realizzare bene il nostro lavoro per i pazienti.
Quali sono le maggiori criticità che affrontate?
Come chirurghi generali attualmente avvertiamo il gap dell'assenza del robot, ma sembra che l'azienda ce lo metterà a disposizione a breve, probabilmente all'inizio del 2026. Si tratta di una sfida importante a cui ci stiamo già preparando: per noi e per i pazienti inizierà una nuova era e i pazienti beneficeranno di un'"arma" assai precisa che conferirà ad alcuni tipi di operazioni maggior sicurezza tecnica e maggiore comfort postoperatorio. Ovviamente ci sarà la necessità di una curva di apprendimento ma non vediamo l'ora di cominciare.
Lo scudo penale è legge
Si e a livello generale mi aspetto una maggior tranquillità lavorativa dal recente disegno di legge che stabilizza lo scudo penale per i medici. Le continue rivalse a scopo economico costituiscono attualmente un forte incentivo alla medicina difensiva. E i chirurghi sono i più esposti.
Liste d'attesa, dopo il Covid si erano allungate, avete recuperato?
Stiamo recuperando molti piccoli interventi chirurgici (ernie, colecisti) grazie alle giornate di sala operatoria aggiuntive festive, non abbiamo problemi invece dal punto di vista ambulatoriale.
Sempre più difficile trovare chirurghi?
È una domanda importante. È vero, negli ultimi anni trovare chirurghi si è rivelato sempre più difficile. La nostra vita, molto romanzata in passato, ha anche aspetti di fatica fisica, dedizione continua, abnegazione che non sono più in linea con le esigenze delle giovani leve della nostra epoca. Si preferiscono attività a maggior componente ambulatoriale e, possibilmente, con il week end libero. Ma non per tutti è così, fortunatamente. In positivo per esempio c'è che sta crescendo sempre più la componente femminile: nel mio reparto il 42% è costituito da chirurghe e ne sono molto orgoglioso. Poi, per attrarre giovani, bisogna offrire standard scientifici all'altezza e credere in loro. Il nostro reparto è diventato da qualche anno sede di formazione della Scuola nazionale di chirurgia laparoscopica della Società Italiana di Chirurgia, e questo aiuta molto. Poi, una volta fatta la scelta, difficilmente si cambia: chi diventa chirurgo, lo resta per tutta la vita.


