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BOLZANO. Doccia fredda per i quattordici dipendenti dell’Upim di via della Posta, che - salvo clamorosi ma improbabili dietrofront all’ultimo momento - chiuderà definitivamente i battenti il 20 settembre prossimo. L’azienda nelle scorse ore ha comunicato formalmente la decisione (nell’aria da diversi mesi) ai lavoratori, dodici dei quali hanno un contratto a tempo indeterminato e sperano in una ricollocazione in un’altra società del gruppo. «Tra le possibili opzioni - spiega Maurizio Surian della Filcams-Cgil - ci sono Coin e Ovs, ma anche la stessa Upim di Gargazzone. All’origine della chiusura, per la quale abbiamo chiesto comunque un incontro urgente all’azienda, sembra ci sia l’affitto troppo elevato in rapporto al giro d’affari». Nessun rischio, al contrario, per l’Upim di Gargazzone che ha sei dipendenti ed è riuscito a rinegoziare l’affitto. «Qui gli affari - spiegano - vanno bene».
A Bolzano le trattative per il rinnovo del contratto di locazione a prezzi più bassi erano in corso da parecchi mesi, ma il proprietario dell’immobile non avrebbe fatto concessioni. Di qui la decisione di chiudere il punto vendita. Per Maurizio Surian, sindacalista della Cgil che sta seguendo la spinosa questione, «si tratta della dimostrazione che tenere aperto tutte le domeniche non paga, in un settore - come il commercio - dove ci sono catene che lavorano sempre più al limite. Il lavoro festivo o domenicale e gli straordinari, come dimostra l’esito di molte ispezioni fatte di recente anche a Bolzano, sono pagati poco e male. Sono molte le aziende che ricorrono ad ogni tipo di furbizia, se possono». Se la ricollocazione dei lavoratori non dovesse essere possibile, invece, potrebbe essere aperta la mobilità nazionale (da 12 a 36 mesi) oppure dovrà essere erogata l’indennità di disoccupazione (Aspi) da 8 a 14 mesi, a seconda dell’età. Di sicuro via della Posta, che dal 1934 ospitava lo storico marchio, senza l’Upim (50 lavoratori ai tempi d’oro) non sarà più la stessa.
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