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BOLZANO. Il ricordo di Angelo Agostini è impresso nella memoria di chi l’ha conosciuto come il sindaco Luigi Spagnolli che di Agostini era anche compagno di classe al liceo classico Carducci, in B..
di Luigi Spagnolli
Angelino ci ha lasciato, con uno dei suoi tipici, orgogliosi scatti d'ingegno, che noi suoi compagni di scuola ricordiamo bene, pur a distanza di anni. Angelo Agostini sapeva stupire. Dotato di un'intelligenza vivace e critica, che gli aveva reso arduo il percorso scolastico non per mancanze ma per eccessi d'entusiasmo - accadeva negli anni '70, e forse accade ancora -, portava con nonchalance postsessantottina un nome pesante, perché il padre Piero è un nome che conta, nella storia di Bolzano e dell'Alto Adige. Alla scuola dedicava l'impegno che voleva lui, non quello che gli chiedevano i professori: ma era comunque un riferimento per tutti, quando si trattava di fare approfondimenti seri di filosofia, di storia o di letteratura. La sua inclinazione per il giornalismo era, oltre che genetica, palpabile.
Il fatto più memorabile vissuto insieme fu certamente l'occupazione del Liceo Classico Carducci, che avvenne esattamente trentasette anni fa, in un marzo tiepido, nell'Italia bollente degli anni di piombo.
Nell'aula magna si stava svolgendo un'assemblea d'istituto, organizzata come sempre dal Comitato di Agitazione, che aveva il monopolio dell'attività politica nel liceo, quella di sinistra s'intende, perché la destra languiva, nonostante gli slanci di Mario Bertoldi. Il Preside Nolet aveva annusato l'aria, e se ne stava in piedi accanto alla porta. Dopo alcuni interventi, Angelino acchiappò il microfono e grido con voce tagliente: "La scuola è occupata!". Il Preside uscì immediatamente, ci fu una gran baraonda, dalla quale fui forzosamente allontanato mezz'ora dopo da mio padre che, sbucato dal nulla, mi prese per le orecchie dicendomi che era ora di andare a casa. Per tre giorni il Liceo fu in balia degli studenti e di altre persone che a vario titolo vi si riunirono, discutendo di giorno dei temi d'attualità, e ce n'erano assai, e bivaccando di notte. Quando si tornò alla normalità c'erano molti disegni sui muri ed i materassi della palestra recavano i segni delle battaglie vissute. Fu la nostra piccola presa della Bastiglia. A conti fatti, segnò il nostro percorso di crescita in un modo non negativo: non siamo poi venuti fuori malaccio, come generazione. Ma Tu l'avresti raccontata meglio, questa storia, Angelino. Ci si vede prossimamente da qualche altra parte, ad occupare qualcos’altro, o a raccontarcela. Buon cammino, amico mio.


