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BOLZANO. Cronaca di uno spreco. Oppure: piccola storia (con finale aperto) di un sogno impossibile. Potremmo azzardare altri titoli ameni e tutti efficaci per l’avventura bolzanina del Ciné Museum e del suo profeta inascoltato: Natalino Bernato. Del resto la fantasia galoppa, quando si entra, per caso o per la segnalazione di un amico, nel piccolo museo del cinema che Bernato gestisce e implementa dal 2016 al numero 8 di Via Kravogl, zona industriale di Bolzano. Già trovarlo è un’avventura: sta al primo piano di uno stabile che si nasconde in un vicolo della già nascosta Via Kravogl. Si suona, c’è sulla facciata una piccola insegna con le due parole (Ciné e Museum) che per evitare bisticci italo-tedeschi attingono al francese e al latino. «Del resto io parlo francese perché sono nato e cresciuto in Belgio» così ci accoglie orgoglioso Natalino.



