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BOLZANO. Dietro la facciata perbenista di una ricca città del Nord Est si nasconde un mondo sconosciuto. E piccante. Lo scopre Anna, 36 anni, quando conosce Diego a un vernissage. Lui, fotografo, cattura la sua fantasia con i suoi scatti. L’intesa tra loro è immediata e totale: un incontro d’anime, pensa lei; uno scontro di corpi, decide lui. Che la trascina a esplorare gli aspetti più estremi del sesso. È questo il contenuto di "Confesso che mi è piaciuto. Diario erotico di un'amante di provincia", nelle librerie da oggi edito da Sperling & Kupfer (Pagg. 252 - Euro 14,90).
Diario anonimo naturalmente, scritto da una quarantenne, medico in una cittadina di provincia di un generico Nord Est, che per motivi di immagine ha deciso di restare anonima adottando nel libro il nome fittizio di Anna. Si tratta di una storia però rigorosamente vera - così garantiscono almeno alla Sperling - ambientata tra Trentino-Alto Adige, Austria, Veneto e Friuli in mezzo a paesaggi montani, vigneti, città d’arte, centri benessere e hotel di provincia. A dire la verità, sfogliando le pagine del libro, sono molti gli indizi che porterebbero a localizzare l'epicentro del sisma erotico proprio in provincia di Bolzano. Tra i luoghi citati nel libro a più riprese nel racconto ci sono infatti Appiano, Bressanone, Cortaccia, Favogna, Niclara, la Val Pusteria.
Ecco, su gentile concessione della casa editrice, un breve abstract:
Diego appare con due piatti accuratamente disposti. Non servono molte parole ormai, è tempo di godere della reciproca presenza, perderci negli sguardi, toccarci le mani, mangiare piano. La tensione è mitigata dalla tranquillità dell’ambiente. «Questa carne è squisita. Dove l’hai trovata così buona?» «Me la procura un amico che ha una macelleria in un paese qui vicino. Sì, non si trova un taglio così al supermercato.» Il mio vino forte si sposa perfettamente con la dolcezza saporita della portata. «Mi piace una donna che ha appetito», ammicca malizioso. No, Diego, non occorre che fai nulla, penso. Sono seduta composta, ma faccio fatica a stare ferma. Mi impongo un po’ di sana disciplina per non far trapelare la mia eccitazione, che così però diventa ancora più intensa, quasi dolorosa.
«Hai qualcosa di speciale stasera, Anna. Mi dà molta gioia vederti qui, e a tuo agio. Non sapevo proprio come avresti reagito, perché anch’io ho le idee molto, molto confuse. Mi piace da morire stare con te, ti ho desiderata così tanto. Ma sai che non devi fidarti di me.»
La sfrontatezza, per un momento, lascia spazio a uno sguardo quasi indifeso che rende Diego ancora più desiderabile. Io non so se essere arrabbiata perché sta portando le mani avanti, oppure comprensiva nei confronti di un uomo pronto a mettere a nudo la sua anima. O infine, eccitata per quanto mi desidera. La sua mano è già sulla mia coscia. Sono tutte e tre le cose insieme, ma quello che resta è un’infinita, sensuale tenerezza. Non posso che essere sincera: «Nessuno sa mai come le cose vanno a finire. Io non ti chiederò di provare per me sentimenti che non hai. Ma sono qui, so che con te sto bene, e per ora mi basta».
È bella e sensata la sua risposta: «Sei una donna così forte e così fragile insieme. Anch’io con te sono felice, e ti assicuro che per me non è assolutamente una cosa scontata». Quest’ultima affermazione, che di norma mi farebbe arrabbiare, ha l’effetto opposto: è una resa così totale da colpirmi dritta nello stomaco. So che lo voglio, nella sua interezza, lui e nessun altro. Sparisce ancora un attimo in cucina per riapparire con due coppette di crème brûlée. conoscerla.»
Mangiamo composti da bravi bambini, a piccole cucchiaiate, il tutto accompagnato da un Moscato rosa di una cantina sopra Egna, una bottiglia preziosa che lui stappa in mio onore. Terminato l’ultimo boccone, Diego mi prende per mano e mi porta verso il grande tappeto di lana. Il soggiorno è veramente spoglio: mensole di legno incassate in una parete e zeppe di libri, una chaise longue vicino a una finestra, e grandi cuscini in un angolo. Ci sediamo per terra e lui mi circonda da dietro. Incrocio le braccia e gli stringo i polsi. Il suo odore è lievemente acido, penetrante e morbido, con echi speziati e avvolgenti. Mi piace da morire e mi ci immergo a occhi chiusi, mentre la musica continua, indifferente e ritmata. Si scioglie dalla mia stretta e la sua mano destra si infila sotto la mia maglietta, a sfiorare il capezzolo, dapprima con un tocco leggero, e poi pizzicando con determinazione.
Il capezzolo si indurisce e se ne sta lì fermo, a farsi sfregare ancora e ancora. La vulva è un fiore umido e aperto, i suoi baci sul collo, dati con tutta la leggerezza possibile, bruciano come lame di fuoco. Vorrei girarmi e guardarlo in faccia, prendergli il volto tra le mani e baciarlo con passione, ma sono come legata, ogni mio muscolo mi ha abbandonato e reagisce solo al suo tocco. Questa immobilità forzata va a esaltare ogni sfioramento di lingua sulla nuca, ogni contatto con il seno. La sua mano sinistra scivola ad accarezzarmi l’altro seno per poi scendere verso l’inguine. Solleva la gonna e per un attimo indugia sui collant, che sfila insieme agli slip. Mentre mi vestivo, non ci avevo proprio pensato che le donne sexy mettono il reggicalze, anche se adesso ho capito il perché.


