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BOLZANO. «Sono pronto ad aprire una sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Ex Internati ma ho bisogno che qualcuno mi aiuti». Elio Cirimbelli lancia la sua proposta in occasione del 25 Aprile e lo fa guardando con particolare attenzione agli ex internati militari italiani. «Dopo un primo interessamento da parte della stampa sono stati presto dimenticati. Difficile trovare una loro lezione sulle pagine dei libri di scuola. I riconoscimenti arrivarono tardi quando molti erano già morti oppure anziani. Solo nel 1977 entrarono a far parte della Resistenza con un documento ufficiale dello Stato e in pochi lo vennero a sapere. Per questo ho deciso di aprire questa sezione e attendo un aiuto da parte dei figli o dei nipoti di queste persone straordinarie. Non servono soldi, solo buona volontà e ogni ricordo possibile». La mail per collaborare è elio.cirimbelli@gmail.com.
C’è anche una storia familiare che lega Cirimbelli agli ex internati. La figlia Roberta, infatti, ha realizzato una tesi accademica dedicata agli Imi. Con dedica al nonno Tullio internato.
«Nel suo lavoro ho scoperto passaggi fondamentali che andrebbero riproposti. Per esempio Giuseppe Volpe, soldato italiano imprigionato, in una lettera del 27 Febbraio del 1944 parlava della vita nei lager come di una vita fisicamente e moralmente disagiata, gestita da un apposito regolamento al quale i prigionieri erano obbligati ad obbedire. Il primo impatto degli italiani con la brutalità nazista avveniva con la totale "perdita di identità" e l'assegnazione a ciascuno di loro di un numero di matricola Alla fine furono 650.000 i militari italiani che vennero deportati nei lager, diventarono così mano d'opera gratuita e forzata per il Terzo Reich. Schiavi di Hitler che vivevano in baracche». (a.c.)
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