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L’hanno visto spaesato, piccolo nei suoi panni consunti e di qualche altra stagione, e terribilmente provvisorio lì al centro della banchina dove l’aveva lasciato il treno da Milano. Stringeva nelle sue manine sudice solo un biglietto, con cui difendersi dalle domande fatte in una lingua che non capisce, poche parole scritte a mano da una grafia scomposta di una mano poco scolarizzata: “vi prego la polizzia di aiutare questo minorene a mandare nel centro di minori”. Stanco, affamato e con le lacrime sul punto di imboccare lo scivolo delle guance.
Tredici anni, e un viaggio che sembra un’odissea, per abbandonare la sua famiglia in Albania e andare a cercare il suo fratello maggiore. Questa è la scena che si è parata davanti agli occhi degli agenti della Polfer domenica scorsa, mentre facevano i normali controlli di routine nel traffico in arrivo e in partenza dalla stazione.
Con l’aiuto dell’interprete la Polfer ha scoperto che la destinazione Bolzano non era casuale, il ragazzino era alla ricerca del suo fratellone, partito sulla stessa rotta da anni e mai più rivisto.
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