BOLZANO. Il geometra Roberto Rossin, che è tra i fondatori della Cle (nel lontano 1974), non si nasconde. «Sono abituato, da sempre, a giocare a carte scoperte». Ieri, per la prima volta, ha svelato cifre e dettagli del discusso affare di Milano e ha sottolineato che il suo obiettivo prioritario è quello «di riavviare al più presto i lavori in Alto Adige salvaguardando sia i clienti che i posti di lavoro». Per rilanciare l’affare in Lombardia servono - spiega lo stesso Rossin - «1,5 milioni di euro», cifra che dovrà essere raccolta nel giro di poche settimane dai creditori della stessa impresa di costruzioni grazie alla costituzione di una «newco» (new company, una nuova azienda).

«I creditori - continua Rossin - si sono dichiarati favorevoli ad un loro coinvolgimento finanziario nell’iniziativa milanese al posto del socio che, scoraggiato e demotivato, non intende proseguire nell’operazione immobiliare».

Rossin è convinto che entro un mese le cose saranno più chiare per tutti: «Stiamo studiando i dettagli di questo nuovo percorso per sbloccare 8-9 milioni di euro nell’affare di Milano». Quei soldi, poi, finiranno in Alto Adige e dovrebbero far tornare in linea di galleggiamento la Cooperativa lavoratori edili di Bolzano, che ha bloccato i cantieri (anche quelli delle coop) lunedì scorso, creando non poco allarme.

«Dal 2008 - sottolinea Rossin - nell’edilizia è aumentata la concorrenza, c’è stato un calo dei margini negli appalti pubblici e privati e ci sono state sempre più restrizioni nel concedere crediti».

Nel 2009 la Cle ha aderito ad un’iniziativa immobiliare a Milano. «Abbiamo acquisito una partecipazione nella società immobiliare Pinerba e ci siamo occupati dell’appalto per la costruzione di un immobile (per 40 milioni di euro) progettato dall’archistar Peter Eisenman di New York e finanziato da Banca Intesa».

Nel 2012 è stata rilasciata la concessione edilizia e i lavori sono partiti con un anno e mezzo di ritardo per problemi burocratici. «All’inizio ci sono stati pochi preliminari per la crisi del settore anche a Milano». Nel 2013 è stato ultimato il «grezzo» e, spiega Rossin, «c’è stata un’inaspettata sospensione dei finanziamenti da parte della banca». Nel 2014 sono stati cercati, non senza un pizzico di affanno, «finanziamenti sostitutivi da parte della società immobiliare». Nel 2015 Banca Intesa ha proposto un aumento del finanziamento e un piano di rilancio. C’è stata la valutazione positiva anche di Nomisma, nota società di consulenza fondata nel 1981 da un gruppo di economisti tra cui Romano Prodi. «La delibera - prosegue Rossin - che doveva arrivare a giugno è stata inviata solo il 25 novembre, a patto di un ulteriore apporto da parte dei soci coinvolti, compresa Cle. Uno dei soci, come detto, si è chiamato fuori e adesso ci servono 1,5 milioni per coprire la sua quota e ripartire di slancio».

Rossin, anche ieri, era a Milano proprio per accelerare tutto l’iter e portare notizie positive a Bolzano. Il piano B (la cessione di un ramo di azienda a Clea) al momento sembra ancora un’ipotesi piuttosto remota. «Oltre che finire gli alloggi a Bolzano e dintorni - sottolinea il fondatore della Cle - vogliamo anche tutelare i nostri dipendenti». L’impressione è che in questa fase, per far andare in porto il piano di rilancio dell’azienda, servano soprattutto nervi saldi. Di sicuro bisogna anche fare in fretta.

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