BOLZANO. Ulli Mair dei Freiheitlichen chiede ragione del fallimento del progetto di cohousing Rosenbach. “Un progetto – spiega la consigliera in un’interrogazione a risposta scritta  - avviato a Bolzano nel 2017 dall’assessore del PD Tommasini come progetto faro, è fallito, poiché pare che i 16 miniappartamenti e 30 posti a dormire del progetto, realizzato con 55 milioni € e funzionante in modo del tutto simile alle “komunalka sovietica”, le quali prevedono degli spazi comuni, ma anche degli spazi privati dove potersi ritirare, siano rimasti vuoti già sin da dicembre del 2020; l’affitto era di 130 euro al mese, a condizione che gli inquilini svolgessero delle attività di tipo sociale”.

Ulli Mair chiede a quanto ammontavano i costi di progettazione, costruzione e di gestione del progetto, a quanto i costi e le spese mensili da sostenere da quando gli appartamenti sono rimasti sfitti, e chi li paga, per quale motivo la struttura rimane sfitta, quale utilizzo alternativo è previsto in vista del dibattito sull’edilizia abitativa agevolata, se in Alto Adige sono previsti altri “progetti di cohousing” finanziati dalla mano pubblica, di quali progetti si tratta e se è stata condotta un’analisi di mercato a tale scopo.

L’assessora Waltraud Deeg ha riferito che avrebbe fornito in un secondo momento i dati sulla costruzione, trattandosi di progetto congiunto con altri assessorati, aggiungendo che si trattava di un progetto innovativo, con condivisione di spazi abitativi. Fin dall’inizio si era deciso di valutarlo dopo un certo periodo. Lei stessa conosceva molti giovani che vi avevano abitato, ma alla fine era mancata richiesta sufficiente a mantenere il progetto, il che era incomprensibile dati i costi abitativi di Bolzano. Chi vi abitava non era certo stato messo sulla strada, ma aveva avuto tempo fino a fine 2020. L’Ipes aveva sostenuto per manutenzione ordinaria dal 2017 al 2020 128.000 €. L’immobile non sarebbe rimasto sfitto: uno dei possibili utilizzi è come struttura per bambini provenienti da contesti difficili.