BOLZANO. In meno di una settimana sul web si sono raccolte quasi 4500 firme contro le restrizioni imposte dal Comune alle bici sui sentieri del Colle. Una petizione che ha avuto vasta eco a livello internazionale, perché la proponente è la bolzanina Alessia Missiaggia, già campionessa mondiale Juniores di downhill: «Sono davvero delusa dall'aver appreso che con un'ordinanza datata 2 gennaio è stato vietato l'utilizzo dei sentieri del Colle per la pratica del downhill e in generale della mountain bike. Per chi non conoscesse il Colle è la montagna di Bolzano utilizzata da diversi rider e aziende di spessore internazionale per allenamenti e test». L'utilizzo dei sentieri 4 e 4A era stato messo in discussione mesi fa dall’Alpenverein. «Però, da parte dell'assessore Lorenzini, in autunno sembrava fosse stato aperto uno spiraglio per regolamentarne l'uso». Missiaggia a novembre aveva così colto l'occasione per confrontarsi con lei e le aveva scritto una mail. «Mail che è stata però ignorata». A quanto pare, scrive ora Missiaggia, «l'amministrazione comunale preferisce affrontare le questioni in questo modo, sicuramente più facile, ma non altrettanto corretto». Il problema principale, prosegue, «sembra essere la convivenza con chi è proprietario dei sentieri; purtroppo per questo c’è ben poco da fare, soprattutto se chi potrebbe fare qualcosa per aiutare preferisce invece vietare». Il Colle come sentiero «non è invasivo, ci sono solo alcune strutture e sono costruite rigorosamente in legno. Le pendenze, le radici e i sassi rendono estremamente inadatto il percorso ai pedoni, io stessa girandoci diverse volte avrò incontrato persone a piedi solo in pochissime occasioni».

Il problema della responsabilità «è una questione seria, però non impossibile da risolvere». Ovviamente c’è chi è contrario all’utilizzo del Colle per le bici «e sta facendo una crociata personale a tutti gli effetti». Dispiace «vedere una città e una realtà evoluta come quella di Bolzano, che spesso è d’esempio per tutta Italia e non solo, essere così retrograda e vincolata dai capricci di pochi singoli. Io, personalmente, credo che i divieti siano assolutamente inutili. I divieti ci sono già da diversi anni al Renon, ma non per questo sono sparite le bici. Piuttosto trovo molto più efficiente trovare una soluzione per regolare il tutto, segnalando le eventuali strutture, dando in gestione il sentiero a una società che possa occuparsi della manutenzione e fornendo un’assicurazione che copra chi è imputabile in caso di incidenti. Ovviamente auspicherei anche ad un sentiero dedicato unicamente alle mountain bike, visto che non mancano le alternative per i pedoni, però penso che regolamentando tutto si riuscirebbe a creare un rapporto di convivenza tra biker e pedoni».