BOLZANO. «Ben venga il Jobs Act – che fa risparmiare 8 mila euro a dipendente in 3 anni – ma gli affari nel commercio non sono aumentati di un solo euro e ci sono da registrare i primi esuberi nelle grandi catene. Senza contare i licenziamenti di alcune aziende locali con un passato più che solido alle spalle»: Maurizio Surian, segretario della Cgil/Filcams, snocciola dati e fa un’analisi che non è così rosea come quella di Assoimprenditori (992 assunzioni in 5 mesi). Gli addetti del comparto, che è il più importante in provincia, da febbraio a luglio di quest’anno sono saliti a 25.787, con un incremento dello 0,7%, pari a 169 nuovi posti di lavoro. Dovuti in larga misura al «Jobs Act» e alla decontribuzione. Ma nelle piccole e medie aziende i licenziamenti individuali sono ancora all’ordine del giorno.

«Se un’azienda ha meno di 15 dipendenti il gioco è facile. Il titolare ti chiama in ufficio e ti mette alla porta in pochi minuti, anche dopo dieci-quindici anni di lavoro. Se va bene ti riconosce una piccola buonuscita, altrimenti non resta che la vertenza chiamando in causa i sindacati».

Surian, poi, elenca una serie di casi concreti, al centro delle trattative degli ultimi mesi. Una delle situazioni passate in sordina è quella di Mediaworld. «L’azienda (Mediamarket ndr) - ricorda Surian - aveva annunciato un piano di 700 esuberi a livello nazionale con incentivi all’esodo a seconda della data di uscita dei dipendenti. Sebbene Bolzano non sia tra le filiali in difficoltà si sono presentati da noi una decina di lavoratori che hanno preferito accettare la buonuscita, fino a 10 mila euro lordi, e lasciare il lavoro. Ora Mediaworld, per rimpolpare il personale, potrebbe assumere i dipendenti in esubero da altre filiali. Nell’elettronica, in generale, non è un momento particolarmente favorevole».

Il secondo caso è quello dello della Pvb, azienda che opera in Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia nel campo petrolifero, ma con il contratto del commercio. «C’è stato un concordato e i dipendenti - spiega Surian - sono scesi da 93 a 45. Tra coloro che hanno perso il posto ci sono anche 10-15 altoatesini». Il terzo caso è quello di un noto panificio locale, di cui non pubblichiamo il nome perché la vertenza è ancora in corso: «Al termine di una lunga trattativa hanno perso il posto 4 lavoratrici. L’azienda in questione non è piccola, perché ha almeno un centinaio di addetti». C’è poi una quarta impresa del terziario avanzato, che opera nel settore ospedaliero: «Qui è stata chiesta la cassa integrazione in deroga per 5 mesi. Ricordiamo, poi, la riduzione del 10% di stipendio e orario alla Würth, in modo tale da consentire alla multinazionale di ripartire».

Più ottimista Walter Amort, presidente dell’Unione commercio: «Il Jobs Act ha fatto bene a qualcuno, ma non ha spostato gli equilibri. Posso dirle, peraltro, che a Bolzano, ma non solo, mancano commessi qualificati sia nel settore alimentare che dell’abbigliamento. Paghe basse? Non è vero: chi sa vendere guadagna in misura corrispondente. I nostri soci preferiscono assumere a tempo indeterminato una percentuale significativa di dipendenti, mentre per i picchi stagionali continuano a ricorrere ai contratti a termine o a chiamata». Le svendite, secondo l’Unione, sono andate bene tra l’altro. «Le città sono piene di turisti e non possiamo proprio lamentarci».

Il vicedirettore di Confesercenti Mirco Benetello sottolinea come il settore «stia cambiando radicalmente le sue dinamiche, ma solo le grandi aziende possono permettersi di pianificare nuove assunzioni». Le più piccole, perlopiù a conduzione familiare, stringono i denti e puntano sul servizio. «Se c’è più lavoro al mercato gli ambulanti ricorrono ai voucher». Il sistema, in sè, secondo Benetello non incentiva la professionalità. «C’è poca formazione: le grandi catene guardano soprattutto al rapporto tra personale in servizio e metri quadrati della superficie di vendita».

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