BOLZANO. «Non conosco nemmeno un operatore economico che non abbia salutato con favore la riapertura dei negozi alla domenica. Contrariamente al Trentino, l’Alto Adige ha deciso di imboccare la via giusta. Se vogliamo ripartire, dobbiamo farlo tutti quanti al 100 percento». È l’opinione espressa del coordinatore regionale Aspiag Robert Hillebrand riguardo alle riaperture domenicali. Confermano - con entusiasmo - i responsabili dei due maggiori centri commerciali cittadini, Centrum e Twenty. Dopo due mesi di lockdown semitotale e tre mesi e mezzo senza domeniche aperte, tutti vogliono riaprire. Non solo i titolari di attività, ma pure i dipendenti. Perché servono liquidità e anche segnali di positività verso il futuro.

Il Centrum

«Tolto l’Iperpoli, due mesi di lockdown. E alla domenica e nei festivi siamo chiusi dal 15 marzo». Bastano queste poche parole del direttore Thomas Damini per capire cosa significhi riaprire la domenica al Centrum di via Galvani. «In media, nei festivi qui lavorano fra 130 e 140 persone». All’inizio, magari a qualche dipendente avrà fatto piacere starsene a casa, ma la chiusura domenicale porta a minori entrate in termini di stipendio e a contratti a tempo determinato non rinnovati o non stipulati. «In questo periodo non si può licenziare, ma i contratti in scadenza a metà aprile sicuramente non sono stati rinnovati». E comunque, «il fatto di andare a negozi la domenica non preclude il dedicarsi ad altro. Da noi non abbiamo centri commerciali così grandi da trascorrerci 7 ore. Qui puoi andare in piscina o in montagna e far acquisti nella stessa giornata». Al Centrum si è riaperto il 18 maggio: «La gente però in media aveva un atteggiamento negativo rispetto al rimanere in luoghi chiusi. Diciamo che si sono fatti gli acquisti indispensabili, quelli non fatti online: ho un bimbo di 5 mesi rimasto senza vestiti». Maggio è quasi da non considerare, «come fossimo rimasti chiusi». Giugno, invece, «è stato il primo mese in cui abbiamo rivisto la gente a passeggiare e ad acquistare». È presto però per tirare le somme. Tanti, comunque, quest’anno non andranno in ferie, e allora si spera che decidano di «investire qualcosina in più per cose utili: una bici o un monopattino elettrico, un paio di felpe da usare tutto l’anno». La stagione estiva? Quasi persa. «Chi andrà alle svendite di agosto per comprarsi costumi da bagno?» Però si riapre fiduciosi: 10-19 i negozi, Iperpoli 9-19.

Il Twenty

Più o meno sulla medesima lunghezza d’onda Pierangelo Fadel, ad del Twenty: «Contenti i dipendenti, contenti i negozi. Dobbiamo recuperare il gap di fatturato dovuto al lockdown. Domenica riapre tutto, al netto dei cinema, che dovrebbero essere operativi da metà luglio». Qui, con 80 insegne, la domenica i dipendenti al lavoro oscillano fra i 200 e i 300. Nei mesi scorsi, «fatturato ridotto con conseguente necessità di ridurre i costi». Ergo, meno contratti di lavoro in essere. «Dopo la riapertura abbiamo avuto una situazione positiva, numeri tutto sommato compatibili, comparabili a quelli degli altri anni. La gente ha voglia di rimettersi in moto, di recuperare la vita normale. E rispetta le regole. Abbiamo una bella sensazione di ripresa». E si attendono i turisti, che nelle giornate di tempo non ottimale una capatina la fanno, spesso e volentieri. Ma la domenica, quanto incide sul Twenty? «A seconda dei periodi dal 15 al 25%. Stiamo parlando almeno di un quinto del fatturato». Domani si riapre: 10-19, i ristoranti fino a mezzanotte.

Aspiag

Ancora più convinto Robert Hillebrand, di Aspiag: «Siamo contenti di questo passo fatto dalla nostra giunta. È la direzione giusta, abbiamo tutti quanti bisogno di lavorare. Siamo amareggiati dallo stop alle aperture festive votato in Trentino». Senza tanti giri di parole, per i supermercati Despar si tratta di «una bella legnata». A livello nazionale come locale, «siamo tutti in ritardo sugli obiettivi. Sono convinto che questa riapertura domenicale possa dare un minimo di ossigeno. Vuol dire più fatturato per le aziende e maggiori stipendi per i lavoratori. Per fatturato, la domenica è la nostra seconda giornata. Ci servirà per recuperare la quota persa, anche per via dell’online». E poi, «se otto anni fa avevamo sicuramente difficoltà non indifferenti a gestire il servizio la domenica, oggi siamo molto strutturati: abbiamo contratti solo per il fine settimana, studenti che lavorano solo la domenica, collaboratori che desiderano avere la possibilità di aumentare il loro stipendio». Ovviamente, ora come ora le aziende sono caute, «ma maggiori fatturati significano più lavoro». Infine, una nota sulle città morte: «Adesso possiamo finalmente garantire questo servizio, e ciò avrà riflessi positivi, farà rinascere tutto l’indotto. Le città saranno di nuovo vive, alla domenica». E anche se in questo momento il turismo è ancora fiacco, visto che le città sono più vivibili, i turisti locali magari le visiteranno più volentieri, trovandoci qualcosa di aperto...