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BOLZANO. Come previsto, ma forse più del previsto. Il governo contesta la legge provinciale sul commercio che ha recepito le liberalizzazioni in salsa bolzanina. E’ arrivata dal ministero dello Sviluppo economico una lettera all’assessore Thomas Widmann severa e dettagliata. Inizia ora la procedura di controdeduzioni da parte della Provincia. Se gli argomenti a difesa della legge (pubblicata sul bollettino regionale del 20 marzo) non verranno considerati giuridicamente fondati, scatterà l’impugnazione, che viene data per certa. Si tratta di vedere quanti punti verranno contestati davanti alla Corte costituzionale. Lo stesso Widmann fa sapere che il tenore della lettera non sembrerebbe lasciare spazio nemmeno alle controdeduzioni .
Roma sembra infatti intenzionata a smontare punto per punto tutti i paletti che la giunta provinciale aveva provato a fissare contro la totale liberalizzazione del commercio, anche di grandi dimensioni. Seriamente pericolante, a questo punto, è il divieto di commercio nelle zone produttive, un punto su cui si erano battuti il Consorzio dei Comuni e l’Unione commercio, che avevano chiesto alla giunta di stendere una legge il più possibile agganciata alle competenze primarie.
La lettera. È lo stesso assessore Widmann a rendere nota la comunicazione arrivata da Roma, promettendo che se scatterà l’impugnazione, la Provincia resisterà in giudizio davanti alla Corte costituzionale . «Avevamo messo in conto richieste di chiarimento sul nuovo ordinamento provinciale del commercio, ma che Roma voglia bocciare l'intera legge si configura come un attacco alla nostra autonomia», riferisce Widmann. E’ il tenore del testo ad avere creato una certa sorpresa, conferma Widmann: «Il governo non chiede di avere chiarimenti su singoli punti della legge provinciale, bensì ritiene tutto il provvedimento anticostituzionale». Nella comunicazione non viene espressa alcuna osservazione alla quale poter replicare, prosegue Widmann, «ma si rimanda soltanto alle competenze statali in materia di commercio e di concorrenza. Nessuno contesta che lo Stato abbia la competenza in questi ambiti, ma a Roma non dovrebbe sfuggire che l'Alto Adige può regolamentare le questioni di carattere urbanistico e quindi decidere quale sviluppo sia ammissibile e in quali settori».
La reazione. Proprio sulle competenze urbanistiche in particolare fa leva e si basa il nuovo ordinamento del commercio, ricorda l’assessorato, ad esempio quando si parla di commercio al dettaglio nelle aree produttive o nel verde agricolo, dove è stato vietato. «Non può essere che sia Roma a decidere se in Alto Adige ogni magazzino di frutta possa diventare un centro commerciale o se improvvisamente il commercio possa svolgersi non nei centri urbani ma nelle aree produttive o nel bosco», ancora Widmann, «Per impedire uno sviluppo incontrollato, la giunta ha presentato un ordinamento con cui si cerca di sfruttare tutte le competenze provinciali per regolamentare il commercio in modo equilibrato. Abbiamo recepito le direttive del governo Monti sulle liberalizzazioni nei centri storici, perché lì hanno un senso. Per limitare il caos fuori dai centri si è intervenuti invece con le limitazioni di carattere urbanistico. Non ammettere questi vincoli significa intervenire sull'autonomia provinciale e sulle sue competenze».
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