BOLZANO. Toponomastica, Svp e Pd si giocano tutto in pochi giorni. E gira la voce di possibili dimissioni di massa dalla paritetica come colpo a sorpresa in tempi brevi.

Il 23 marzo dovrebbe riunirsi di nuovo la Commissione dei Sei, per discutere della norma di attuazione, dopo la battuta di arresto provocata dalle nuove richieste di Roberto Bizzo per la blindatura dei nomi italiani.

«Ci incontreremo se avrà senso farlo», ha annunciato il presidente della paritetica Francesco Palermo. La Svp ha detto: «Il testo definito non si tocca di una virgola». Bizzo ha ribadito: «Ho posto una richiesta ragionevole, che non rinnegherò».

Come uscire dall’impasse?Oggi pomeriggio nella sede del Pd è previsto un incontro tra Bizzo e la segreteria allargata, cui potrebbe partecipare il sottosegretario Gianclaudio Bressa, in città per il convegno sull’Europa organizzato dal consiglio regionale.

Non sarà un tè tra amici. Bizzo spiegherà le sue ragioni di fronte a una segreteria, guidata da Liliana Di Fede, che lunedì ha preso posizione a favore della norma, sfiduciandolo nei fatti. Il presidente del consiglio provinciale è accusato di avere tenuto un comportamento inaccettabile, con scelte ondivaghe e senza avere mai coinvolto il partito. Bizzo ha replicato, parlando di «processo» celebrato senza imputato e ricordando «in ottobre avevo chiesto un incontro in partito, ma nessuno o quasi si era presentato». Bressa dal canto suo ha commentato su Bizzo: «Sarebbe da prendere, sempre politicamente bene inteso, a sportellate». Ma questo fa parte della crisi interna al Pd tra maggioranza e minoranza.

Il punto che si sta discutendo tra Svp e Pd è come salvare la norma di attuazione. Bressa e la Svp sostengono la linea del voto a maggioranza in Commissione dei Sei. Politicamente spinoso per una materia così sensibile, ma giuridicamente percorribile. La norma potrebbe essere approvata con il voto a favore dei tre rappresentanti Svp (Alfreider, Steger e Zeller) e del presidente Palermo, nel caso di voto negativo di Bizzo e astensione di Brunhilde Platzer.

E qui si apre il «problema» Palermo. Lunedì nella sede del Pd, prima di partire per un viaggio di lavoro all’estero, Palermo ha ribadito che non intende mettere ai voti la norma di attuazione in assenza di un consenso unanime. Lo ha detto più volte: «Non ci sto a fare quello che strappa sulla toponomastica, mentre Bizzo fa il paladino degli italiani». Ecco allora lo scenario che circola in queste ore. C’è una ipotesi di dimissioni dalla commissione paritetica dei componenti della Svp e di Palermo stesso. Essendo impraticabile, a quanto pare, una procedura di sfiducia di Bizzo dalla commissione (è componente eletto dal consiglio provinciale), si procederebbe con il giro più largo. Dimissioni in blocco per eleggere una nuova commissione e arrivare alla approvazione della norma in tempi brevi. Troppo complicato e politicamente rischioso? Primo, lo scenario può essere utile per incalzare Bizzo e convincerlo ad ammainare la bandiera. Secondo, il fatto stesso che se ne stia parlando conferma quanto la Svp sia incerta rispetto ai futuri rapporti con Roma. Sarebbe infatti politicamente meno traumatico attendere le prossime elezioni politiche con il rinnovo della commissione paritetica, senza Bizzo. Ma potrebbe non esserci più un governo così «amico», non è scontata la ricandidatura di Bressa e sembra sempre più improbabile la modifica dello statuto della Svp per consentire un nuovo mandato a Zeller . La missione è chiudere la vicenda ora.(fr.g.)

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