BOLZANO. Grazie all’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo di Bolzano, coordinati dal colonnello Andrea Rispoli, è stato possibile scoprire e sequestrare beni acquistati dalla famiglia di nomadi arrestata due mesi fa. Secondo i militari non vi sarebbero dubbi: grazie ai numerosi furti effettuati in Alto Adige, la famiglia ha acquistato immobili e veicoli. Due giorni fa, dunque, in esecuzione di un decreto del giudice delle indagini preliminari del tribunale di Bolzano, Silvia Monaco, i carabinieri hanno posto sotto sequestro una villetta unifamiliare a Sarcedo (Vi) del valore complessivo di 210 mila euro, un camper Fiat Ducato del valore di 90 mila euro, lasciato in conto vendita presso un concessionario e una Fiat Punto Evo del valore di 15 mila euro.

Inoltre, è stata denunciata una nomade di 23 anni, nata in Alto Adige, ma residente da qualche anno in Veneto. La ragazza, dunque, dopo i genitori, fratelli e zie, è finita a sua volta nei guai a causa dei furti e delle rapine, messe a segno nel corso del 2011 in Alto Adige. Due mesi fa sono stati sequestrati 45 gioielli e pietre preziose, del valore complessivo di 100 mila euro, così come 8 mila euro e 900 franchi svizzeri in contanti. I primi furti sono stati messi a segno in val Pusteria, a fine agosto. Grazie a una serie di riprese effettuate da telecamere di sicurezza di banche, gli inquirenti hanno identificato i primi colpevoli e hanno dato il via alla maxi-inchiesta denominata “Zlatan”, che ha portato all’arresto della famiglia. Quest’ultima girava in camper, stabilendosi tra Bolzano, Trento, Treviso e Padova, a seconda degli obiettivi da colpire. In manette sono finiti: Romeo Maier, 43 anni e la moglie Anna Teresa Hudorovic, 40 anni; i due figli maschi Rian Maier, 20 anni, e il fratello minore di 17 anni; la sorella gemella del padre di famiglia , Loredana Mair, 43 anni e un'altra cognata Samanta Levacovich, 32 anni. Tutti devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio. Denunciati altri due nomadi di 21 e 18 anni. Ad oggi, solo la metà dei gioielli è stata identificata dai legittimi proprietari.

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