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BOLZANO. «Ladinser? La fa troppo semplice. Non è che in Comune, con meno personale, le cose funzioneranno meglio...». E invece? «Invece è la politica che deve ragionare come ragionano le aziende: aggiornarsi, reimpostare il lavoro, accorpare i dirigenti, sforzarsi di pensare. Ma non solo alle elezioni». Michael Seeber ha appena messo giù il telefono con l'India, un paio di minuti e dovrà rispondere ai suoi ingegneri che lavorano su nuovi impianti da mandare chissà dove. Chiede efficenza, non sforbiciate. «Altrimenti - dice - qui affondiamo. Nel resto del mondo tutti cercano di risolvermi i problemi, qui me li complicano». Ecco la sorpresa. La ricetta Ladinser sembra trovare poca condivisione proprio nei settori da cui, forse, se l'aspettava di più. Come tra gli artigiani. Piccole aziende nella trincea del quotidiano. Dice Claudio Corrarati, presidente della Cna: «Ladinser dovrebbe chiedersi: cosa aumenta l'efficacia di una prestazione? Più efficienza si ottiene con meno personale o con nuove formule di lavoro?». Come dire: è facile affondare il bisturi linearmente, un poco meno incidere sulle abitudini e ancor meno, per la politica, reimpostare il proprio ruolo. E il suo ruolo, oggi, è diminuire la burocrazia, creare percorsi lineari nei confronti delle pratiche, offrire pochi ma sicuri punti di riferimento ai cittadini che lavorano, invece che avviarli dentro una giungla di domande senza risposta in una sempre più confusa geografia di corridoi senza sbocco. Naturalmente, ce n'è anche per il sindacato: «Serafini dice che il Comune non deve ragionare come un'azienda? Magari lo fosse. Anche se immagino che l'idea di azienda che ha lui sia quella che riduce e basta. Non è così. Ma - aggiunge Seeber- vedo che i luoghi comuni sono duri a morire». Oggi, in giunta, è questa la carne al fuoco. Costi che lievitano, personale che costa, Ladinser che immagina di bloccare il turnover per risparmiare un paio di milioni di euro a regime. La sinistra che alza le barricate. Il personale che teme scenari da guerriglia municipale. Il sindacato stretto tra una difesa ad oltranza dell'esistente e una difficile riconversione del proprio ruolo. Tutto come da copione. Ma tutto qui? Magari.
«Attenti, non dobbiamo dimenticare che, tra poco ci sono le elezioni. E la Svp è il primo partito, di solito, ad avvertirne il richiamo». Giovanni Salghetti ne ha viste di elezioni. E anche di questi passaggi ferragostani. Aggiunge l'ex sindaco: «Sono schermaglie che ho ben presente. Ne ho subite anch'io». Ma l'idea di Ladinser non va nella direzione di un passaggio necessario, vista la crisi?. «Mah, anche quando c'ero io il municipio viaggiava sul migliaio di dipendenti. E non è che il pubblico, in quanto pubblico, vada al rallentatore. Guardo agli esempi di Seab o Assb. Si potrebbe far transitare in Comune le loro esperienze». E poi: gli impiegati municipali lavorano in una selva di diritti acquisiti, orari verticali e orizzontali, part time a macchia di leopardo, domande di avvicinamento o allontanamento, ricorsi. «Questo è il problema - dice Salghetti - ed è un problema che non si risolve tagliando. Occorre aumentare l'efficienza attraverso un duro lavoro di ammodernamento degli uffici. Affrontando con coraggio anche il nodo della burocrazia. Togliere risorse riducendo i passaggi burocratici, puntano sulla semplificazione e deviando quelle risorse verso i servizi». In sostanza, si chiede uno sforzo ai partiti e alla politica più che al personale. «Quanti servizi potrebbero essere esternalizzati? - si chiede ancora Corrarati- Quante risorse si potrebbero ottenere lavorando sull'accorpamento dei dirigenti. Sulla governance di secondo livello che è fatta sui piani alti, tra gli assessori, i funzionari. Io sogno un'amministrazione che mi offra un solo punto di riferimento per le mie pratiche e non mi costringa ad averne una decina. E tutti che mi dicono le stesse cose». In sostanza, dice il presidente del Cna, non è che la ghigliottina aumenta l'efficacia dell'azione del Comune. E' l'efficenza che serve. E quella devono darla sindaco e assessori ridisegnando la geografia del proprio apparato. Oltrechè sindacato e dipendenti, abbattendo barriere anche mentali. Così si individuerebbero anche le sacche di inefficienza reale del personale e non si resterebbe sul generico. Le imprese vorrebbero vedere meno scambi di accuse e slogan e più lavoro di squadra tra gli assessorati. Meno politica elettorale (tra chi vuole il risparmio per lisciare il pelo all'economia e chi difende l'esistente per farlo col personale) e più politica che si spende per trovare nuove strade. È quello su cui insiste Michael Seeber: «Non si riduce la burocrazia mandando via la gente. Lo si dovrebbe fare solo dentro un piano complessivo di riconversione. E non mi pare che sia così. Ma lo sa cosa significherebbe in termini di risparmio generale per l'intera società, un Comune meno burocratico? Se non cambiamo rotta, il resto del mondo ci sommergerà». Ecco il clima alla vigilia della giunta. E non sembra favorevole alle ricette semplificate.
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