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BOLZANO. Il Pd bussa ogni giorno dal sindaco e gli chiede di decidere insieme. Il sindaco chiede invece al Pd di decidere in fretta (“e bene”) altrimenti decide lui. È quello che accade in queste ore in Comune intorno al nome che dovrà sostituire Sandro Repetto in giunta e prendersi due assessorati di peso. «Perché non voglio redistribuirli tra gli altri. Tutti lavorano ormai con una buona conoscenza del settore, non ci penso neppure a cambiare le attribuzioni» sillaba Caramaschi. Tutto questo ha due conseguenze. La prima: il nome su cui stanno concentrandosi le attenzioni dem è quello di Juri Andriollo. La seconda: se il Pd non trovasse presto la condivisione prenderebbe corpo la soluzione di un assessore esterno, pur se “di area”. Perché Andriollo? Per una serie di considerazioni, sia legate agli equilibri interni che sul piano dell’ immagine esterna e, dunque, di tenuta della giunta. Chiamata a mostrare efficienza a due anni dalle elezioni a chiara minaccia leghista. Eccole: 1) Andriollo appartiene alla seconda generazione democratica, è presidente della commissione urbanistica e non è legato strettamente a nessuna corrente. «Offrirebbe il senso di un ricambio anche in termini di immagine non offuscata da troppe legislature alle spalle» commenta Carlo Bassetti. Deve solo sciogliere la riserva (fa l'avvocato) ma, secondo indiscrezioni, le avrebbe già sciolte; 2) Silvano Baratta ha grande esperienza, conosce la macchina ed è presidente del consiglio comunale. Ma, questo sembra emergere all'interno del partito, offrirebbe l'immagine di uno schieramento incapace di rinnovarsi, mostrando il fianco debole soprattutto in una temperie politica in cui i vecchi equilibri e le figure ad essi appartenenti rischiano di finire nel tritacarne. Il sindaco vorrebbe una giunta molto più giovane di lui, con la stessa energia e la capacità di differenziarsi, in termini di azione amministrativa, dai partiti di riferimento; 3) Alessandro Huber è il segretario. E soprattutto non si è reso disponibile per un ruolo in giunta. Ma, sempre ascoltando le voci interne al partito e interpretando alcuni silenzi del sindaco, è il segretario sotto la cui guida il Pd ha dimezzato i suoi consiglieri e ottenuto un risultato ai minimi. Farne la bandiera della nuova giunta con due assessorati di peso come sociale e cultura è, in questa fase, giudicato tatticamente improvvido; 4) Carlo Bassetti è architetto e ha detto: «O l'urbanistica o sto a casa. E siccome l'urbanistica è di Baur, sto a casa». Questo il quadro. Da cui si evince che è soprattutto lo scenario anche psicologico emerso dopo le provinciali a concentrare la scelta su Andriollo per età, generazione politica e immagine dem in generale.
La seconda opzione è strettamente legata alla prima. Nel senso che Caramaschi chiede una soluzione veloce, condivisa e, in particolare, che mantenga la sua giunta in linea di galleggiamento rispetto alla percezione che ne trarrebbe l'opinione pubblica uscita scossa dalle elezioni. In sostanza: il sindaco vuole continuare “a fare”. In termini di azione non ideologica, giocata sulla praticità delle soluzioni, sui grandi progetti di accelerare, priva di quelle caratteristiche di lentezza decisionale di cui sono spesso prede le coalizioni composite e troppo legate alle dinamiche interne dei partiti di appartenenza. Soprattutto se in crisi. Per questo la figura di un esterno di area è ferma nel cassetto. Ma c'è. Dall'altro lato, lo stesso Pd attende il sindaco al varco: vorrebbe essere ascoltato, magari più di quanto non lo sia stato in questi mesi. A sua volta Caramaschi sa che gli stessi dem, in attesa di un congresso da notte dei cristalli, con richieste di dimissioni delle segreteria e con Roma molto lontana, non possono permettersi di far affacciare la parola "crisi" anche in municipio. Dunque chiede velocità e nome a lui gradito.
La seconda opzione è strettamente legata alla prima. Nel senso che Caramaschi chiede una soluzione veloce, condivisa e, in particolare, che mantenga la sua giunta in linea di galleggiamento rispetto alla percezione che ne trarrebbe l'opinione pubblica uscita scossa dalle elezioni. In sostanza: il sindaco vuole continuare “a fare”. In termini di azione non ideologica, giocata sulla praticità delle soluzioni, sui grandi progetti di accelerare, priva di quelle caratteristiche di lentezza decisionale di cui sono spesso prede le coalizioni composite e troppo legate alle dinamiche interne dei partiti di appartenenza. Soprattutto se in crisi. Per questo la figura di un esterno di area è ferma nel cassetto. Ma c'è. Dall'altro lato, lo stesso Pd attende il sindaco al varco: vorrebbe essere ascoltato, magari più di quanto non lo sia stato in questi mesi. A sua volta Caramaschi sa che gli stessi dem, in attesa di un congresso da notte dei cristalli, con richieste di dimissioni delle segreteria e con Roma molto lontana, non possono permettersi di far affacciare la parola "crisi" anche in municipio. Dunque chiede velocità e nome a lui gradito.


