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BOLZANO. E dopo la giunta, gli ostacoli si chiamano progetto Benko ed eventuale allargamento della giunta, con la necessità di modificare lo statuto comunale e le solite votazioni a rischio a causa degli scontenti. Scorrerà così l’estate politica del sindaco Spagnolli. Martedì Spagnolli ha distribuito le deleghe agli assessori, riservando provvisoriamente per sé le competenze più pesanti (urbanistica, ambiente, cultura, politiche sociali e lavori pubblici). Questa la decisione in attesa del voto sul progetto Benko, atteso in consiglio comunale tra il 20 e il 24 luglio. Fino ad allora la maggioranza-non maggioranza di Spagnolli navigherà grazie ai due voti di sostegno esterno dei Verdi. Dopo il voto si capirà se ci sarà una vera maggioranza e quale. Se ci sarà, si riaprirà la trattativa sulla giunta. Spagnolli è partito con un governo a sette, sindaco compreso, come previsto dallo statuto comunale. La maggioranza ha però concordato, durante le trattative, l’allargamento a otto, per consentire un secondo assessore al Pd (l’indicazione del sindaco è per Sandro Repetto). Se poi i Verdi entreranno in maggioranza, potrebbe entrare in gioco anche un allargamento a nove (possibile assessore Cecilia Stefanelli, ma i rapporti con Spagnolli sono tesi). «Non escludo il nono», ha dichiarato Spagnolli martedì. È però necessario cambiare lo statuto, con voto in consiglio comunale. E Spagnolli ammette: «Forse siamo stati precipitosi nel fissare nello Statuto i sette assessori. Avremmo potuto prevedere la possibilità di arrivare a nove». È stata infatti votata in consiglio comunale poco prima delle elezioni la modifica allo statuto comunale, che ha portato a sette gli assessori, nonostante i dubbi di molti, mentre la legge regionale consentirebbe al capoluogo di arrivare a otto assessori o a nove, al costo di otto, come ricorda il presidente del Consorzio dei Comuni Andreas Schatzer. Attualmente il sindaco ha una indennità di 12.380 euro lordi al mese, il vicesindaco di 9.285 e gli assessori di 6.190 euro. Portare la giunta a otto costerebbe 74 mila euro all’anno in più. In caso di allargamento a nove, gli assessori si vedrebbero detratta una parte della indennità a vantaggio nel nuovo collega. L’indennità scenderebbe a 5.424 euro per assessore, 766 euro in meno. Un allargamento non modificherebbe la proporzione etnica: anche il nono assessore sarebbe italiano, motivo per il quale la Svp vede di pessimo occhio questo tema. Non scatterebbe nemmeno una nuova soglia di quote rosa. I due nuovi ingressi potrebbero essere di uomini. Ma proprio sulle quote rosa hanno promesso battaglia i bizziani Mauro Randi, Miriam Canestrini e Monica Franch. «Se ci sarà un nuovo assessore del Pd, dovrà essere donna, altrimenti non voteremo» è stata la minaccia nelle scorse settimane. Sì, perché Spagnolli dovrebbe tornare in consiglio comunale con una delibera di rimpasto di giunta e trovare di nuovo i 23 voti necessari. Ecco perché Repetto ostenta la massima disillusione. «Io assessore? È lunga, e incerta...». (fr.g.)
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