BOLZANO. Graziella Lionetti da un anno vive in un limbo burocratico. Sulla sua carta d'identità c'è scritto che risiede in via Palermo, ma per le istituzioni vive nel centro di lunga degenza Firmian di via Bivio, dove era stata ricoverata in seguito ad un'operazione. Non può tornare nel suo vecchio appartamento al quinto piano perché la sua sedia a rotelle non entra nell'ascensore. Ha perso automaticamente la sua vecchia residenza all'atto del ricovero e non può ricevere la verifica del messo comunale per farsela restituire.

Questo documento le è indispensabile per la richiesta del medico di base e per i documenti di vendita dell'appartamento in cui non può più vivere. Tutto è iniziato diciassette mesi fa, quando Graziella, all'età di 51 anni, è stata affidata alle cure del centro Firmian in seguito ad un'operazione con cui le è stato rimosso un tumore benigno dal cervello. Operazione che purtroppo ha avuto come effetto collaterale la perdita definitiva dell'uso di occhio e orecchio destri, accompagnata da una temporanea paralisi di tutto il corpo, da cui Graziella si sta ancora riavendo, che la costringe ad usare una speciale sedia a rotelle. Dimessa dopo solo sei mesi, si è resa conto di essere finita in un ingorgo burocratico. Nonostante tutto però, non ha mai perso la sua grinta e le sue idee chiare.

"Quando entri in una casa di lunga degenza - spiega Graziella - la tua residenza viene automaticamente trasferita in quel centro, e perdi anche il tuo medico di base". Questa la ragione della situazione paradossale in cui si ritrova. Stando ai fatti, questo automatismo non funziona in senso inverso, cioè quando il paziente viene dimesso e torna a casa. "Essere dimessi non è molto frequente - continua Graziella - e quando avviene, l'interessato deve riavviare tutte le pratiche come se fosse appena arrivato in città".

C'è un passaggio però, nella normale procedura, impossibile per Graziella da rispettare. Per la conferma dell'indirizzo, infatti, è obbligatorio dimostrare che si vive all'indirizzo indicato in occasione della visita del messo comunale. Graziella non può farlo, a causa delle barriere architettoniche del suo vecchio domicilio. La sua sedia a rotelle è più larga di sette centimetri della porta dell'ascensore della sua vecchia casa al quinto piano di via Palermo 12. Per rientrare nel suo appartamento Graziella dovrebbe essere quindi trasportata a spalla per cinque piani di scale, una volta dentro inoltre sarebbe costretta a rompere tutte le porte per far passare la sua sedia e a smontare il mobilio della sua camera per fare posto al suo speciale letto servoassistito. Un'operazione pericolosa per la sua salute, costosa e umiliante. Per evitare tutto questo è temporaneamente ospite dalla sua amica di una vita Manuela Prada. Questa però non è la soluzione al suo problema, perché nemmeno in casa dell'amica Graziella può dichiararsi residente.

"Questa casa è dell'Ipes - spiega Manuela Prada - e Lella non può assumere la residenza qui perché risulta proprietaria del suo vecchio appartamento". "Per venirne fuori ragionevolmente - continua Manuela - ci siamo rivolte all'anagrafe, alla polizia e ai sindacati, ma la risposta è stata sempre la stessa: Graziella deve rientrare nella sua vecchia casa". "Io voglio solo riavere la residenza che avevo prima, con la stessa procedura d'ufficio con cui me l'hanno tolta - dichiara Graziella Lionetti - dovrebbe essere una banalità". Se la ottenesse, riavrebbe il suo medico di base e potrebbe avviare con i documenti in regola le pratiche per la vendita dell'appartamento, nel quale comunque le sarebbe impossibile vivere. "Il mio medico ha detto che sono come un aereo in fase di decollo, che mi sto rimettendo in forma", racconta Graziella, che ha chiesto di lasciare il suo numero di telefono (338-1320856), per chi possa aiutarla a uscire dall'impasse. "Ma non voglio la beneficenza - tiene a specificare - di un messo comunale di buon cuore, vorrei che si riuscisse a fare le cose in regola".

© RIPRODUZIONE RISERVATA