PHOTO
BOLZANO. Bolzano ha già due vite: una è quella che c'è adesso, l'altra è quella che ci sarà quando cominceranno a scavare intorno alla sua stazione. La seconda vita non comincerà domani ma neppure troppo dopo. Cinque anni. Poi succederà questo: le auto non oltrepasseranno più Piazza Verdi, via Renon sarà un "paseo" (definizione di Boris Podrecca), un boulevard pedonale; si arriverà in macchina per prendere il treno da dietro ponte Loreto e si parcheggerà prima di ponte Campiglio, si aspetteranno i bus dopo aver sceso la gradinata di una nuova "piazza di Spagna" (definizione di Paolo Desideri) sotto il livello dei binari per poi risalire verso il centro commerciale che si aprirà sui viali dei nuovi quartieri residenziali. A scuola? Nella zona Siberia, dove adesso ci sono i non luoghi delle dismissioni post industriali, a un passo dai collegamenti intermodali. Podrecca e Desideri, gli architetti che hanno disegnato la rivoluzione, spiegano questo alla Lub e allora si comincia a capire perchè in quei trenta ettari chiusi dall'ombra del Virgolo e schiacciati da un destino di gelida non-urbanizzazione, non ci si limiterà solo alla costruzione della nuova stazione. Nascerà una città nella città. Meglio, ci sarà un "disegno" di città. Come per gli architetti piacentiniani, che tracciavano le direttrici dello sviluppo urbano del capoluogo littorio su una pagina bianca.
La nuova Bolzano. Riempiendo quel buco tra la stazione e la montagna, Bolzano vedrà riapparire i suoi assi di collegamento: le vie di Dodiciville troveranno sbocco dove adesso sbattono contro il muro dei depositi ferroviari, i Piani bypasseranno il loro destino di isolamento collegandosi ai nuovi quartieri sul fianco di via Renon e sul dorso di via Macello. Questa "rifondazione " della città non è solo nelle dimensioni (fuori standard anche per l'Europa) ma nel concept. Bolzano era obbligata a svilupparsi arrancando tra i suoi miseri fazzoletti, ora potrà riequilibrarsi verso il centro dopo essersi sbilanciata troppo verso la periferia sud. Gli investimenti. Costi? Tanti soldi. Intorno al miliardo di euro. Ma forse sarà un'operazione in pareggio. Dice Gerhard Brandstaetter, presidente della società areale (Abz): "Si spenderà molto prima, ma si guadagnerà dopo. Le aree ferroviarie saranno valorizzate dai nuovi quartieri residenziali. Il terreno che prima valeva poco, poi varrà tanto e ripagherà gli investimenti". Un sogno? Forse no. Il progetto esecutivo ha avuto una accelerazione. Risolto il problema tecnico con le ferrovie (la stazione in curva), con la definizione di un arco (l'"arpa") molto largo (circa 750 metri) dove fermeranno i treni, il masterplan sarà concluso nell'ottobre di quest'anno. Poi si metteranno in fila le spese e i finanziamenti.
I tempi. Prima pietra ("se la crisi mollerà un poco la presa") tra cinque anni. Decisivo è stato il lavoro di connessione portato avanti dal Comune (col city manager Moroder) per superare uno degli ostacoli più incombenti, la viabilità. Spagnolli era molto felice: "Ho paura solo che la crisi ci tenga bloccati. Ma questo è un segno che resterà a lungo. Mi veniva in mente la costruzione della nostra vecchia stazione, 1869 o giù di lì. Se partiamo intorno al 2019 sono 150 anni. Il destino di Bolzano passa sempre per la ferrovia, è lì che è cambiata ed è lì che cambierà". E Chiara Pasquali: "E' stato importante la collaborazione con la Provincia. Non succede sempre ma qui è successo". Aggiunge il sindaco che pensa sempre a riequilibrare i rapporti territorio-capoluogo: " E' una lezione anche politica il cda della società diviso 50 e 50 tra Comune e Provincia. Nel senso: non deve contare di più chi ha (istituzionalmente) più soldi ma la pariteticità della rappresentanza e l'equilibrio delle esigenze. Allora si va lontano". Lontano vorrebbe andare la Abz. Che ha affiancato agli architetti vincitori del concorso che hanno definito fino a ieri notte gli ultimi dettagli di piano (Podrecca e Desideri), una struttura progettuale in loco (Ezio Facchin, già in Bbt, e l'architetto Wolfgang Piller).
Sarà un cantiere enorme. Per la prima stazione in curva d'Europa, si sbancherà il terreno per raggiungere quattro livelli sotterranei dove si muoveranno i passeggeri verso i treni, i bus (la nuova stazione autocorriere sarà sul retro verso nord del fronte della vecchia facciata della vecchia stazione ferroviaria), i parcheggi liberi e quelli per i residenti. Oltre 1600 posti auto sotterranei ( altrochè Mayr Nusser e Walther), 30 posti bus in stazione, un centro commerciale collegato. Se dopo tutto questo saremo ancora vivi, vedremo come Bolzano vivrà la sua seconda vita.
©RIPRODUZIONE RISERVATA


