ORA. Sognavano di diventare nonni, Marlise e Camillo Antoniazzi, e di andarsene in pensione affidando l’attività di famiglia al loro unico figlio, che aveva abbastanza testa ed esperienza per farla camminare ancora per anni. Invece il destino li ha beffati, Mauro se n’è andato domenica notte, «E ci ha lasciati qui, vecchi e soli - sussurra Marlise - noi che avevamo tanti programmi per la nostra famiglia».

Mauro Antoniazzi ha combattuto finché ha potuto, per restare attaccato a quel filo di vita che gli era rimasto dopo l’incidente, ma poi non ce l’ha fatta, e si è spento in un letto del San Maurizio. «Me lo diceva spesso, come per rimproverarmi - racconta la mamma - che la vita è breve e non bisogna sprecarla, “perché ti arrabbi, domani potremmo non esserci più e avrai sprecato il tuo ultimo giorno con queste sciocchezze” mi ripeteva; lui non si arrabbiava mai, era un uomo dolce e buono». Un ragazzo tutto per gli amici, «si sarebbe gettato nel fuoco per quelli a cui teneva, e poi adorava la sua cagnetta, ce ne occuperemo noi, ché ora è tutto quello che ci resta di lui».

Stava tornando a casa dopo aver mangiato una pizza a Merano con la sua ragazza ed altri amici, in auto era rimasto solo lui sulla strada del ritorno, era quasi arrivato. «Non sappiamo ancora come sia successo, se è uscito di strada per un colpo di sonno, o perché aveva bevuto, o perché era distratto al telefono», è un sussurro di disperazione quello della mamma che non trova ancora un sola ragione per cui suo figlio non sia più con lei, in casa, al sicuro.

«Non so come faccio ancora a stare in piedi, mio marito è più forte almeno per il momento». È ancora incerta la data dei funerali, fino a ieri sera non era ancora stato rilasciato il nulla osta per la sepoltura. «Lo tengono lì, dentro a un frigorifero - singhiozza Marlise - voglio vederlo lavato e vestito bene per il suo ultimo viaggio».

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