PHOTO
BOLZANO. La sfida sul «marchio» Confcooperative tra Roma e Bolzano da ieri si è trasferita in tribunale. E per l’occasione è arrivato il presidente nazionale Maurizio Gardini, per segnalare la portata della crisi tra la sede centrale e quella locale. Si è tenuta al Tribunale civile la prima udienza sul ricorso presentato da Confcooperative di Roma (avvocato Ermanno Belli di Roma, domiciliato presso Paolo Baldessari di Bolzano) per ottenere un provvedimento d’urgenza che impedisca a Confcooperative Bolzano (avvocato Flavio Moccia) l’uso della denominazione «Confcooperative».
Il giudice Werner Mussner (in sostituzione di Silvia Rosà) ha fissato una nuova udienza il 7 settembre per la decisione sul provvedimento d’urgenza. Accompagnati dagli avvocati e dalle rispettive memorie, si sono rivisti così Gardini e Giuseppe Avolio, il presidente altoatesino. Dopo la decisione sul provvedimento d’urgenza, inizierà l’iter giudiziario sul merito. Probabile che la sede nazionale metta sul tavolo una consistente richiesta di risarcimento danni.
La spaccatura ufficiale risale al 3 luglio, quando Confcooperative, attraverso il presidente Gardini, ha revocato la rappresentanza ai bolzanini. E Bolzano ha rifiutato di sottostare al diktat. In quelle stesse ore l’assemblea ha eletto Avolio come presidente, mentre l’uscente Claude Rotelli (Volontarius) ha sancito lo strappo con i vertici locali. È proprio attraverso Rotelli che Confcooperative nazionale intende proseguire il lavoro in Alto Adige, attraverso una nuova associazione, denominata «Confcooperative Bolzano» alla quale, si legge nella memoria degli avvocati Belli e Baldessari, «ha conferito la propria rappresentanza sul territorio della provincia di Bolzano per dare seguito alla attività di assistenza alle proprie associate». Confcooperative fa valere la propria decisione: «Il permanere dell’utilizzo da parte della cooperativa “Confcooperative Bolzano” del nome “Confcooperative” trae in inganno qualsiasi terzo in quanto è come se continuasse a rappresentare in loco una organizzazione che, invece, non rappresenta più». La frattura, unica in Italia, è l’atto finale di tensioni accumulate da lungo tempo. Nella sua lettera del 3 luglio ai soci altoatesini, Gardini aveva scritto, tra l’altro, «da diversi anni persisteva su questa rappresentanza territoriale una difficoltà e incapacità di affrontare i processi di cambiamento, a rigenerare la propria classe dirigente». Avolio, riassume «politicamente» la difesa di Confcoop di Bolzano, aldilà delle argomentazioni tecniche dello studio Moccia: «Con questo processo la nostra cooperazione fa l’esame di maturità. Roma sostiene che c’è un organismo nazionale che ha demandato la propria rappresentanza sul territorio. Noi diciamo che la nostra rappresentanza è garantita dal nostro lavoro, dai nostri soci, dal riconoscimento della Regione e da una denominazione che ci accompagna da molti anni. Il riconoscimento regionale significa che siamo “figli” dell’autonomia». Entro il 27 agosto potranno essere depositati nuovi documenti. Confcoop di Bolzano annuncia battaglia sulla nuova associazione. Moccia ha chiesto che vengano depositati l’atto costitutivo, lo statuto, il libro dei soci.
©RIPRODUZIONE RISERVATA


