Bolzano. Il Monteverdi che diventa università, meglio “che verrà accorpato all'Università”, parole del presidente della Provincia, lo sarà dopo un percorso condiviso. E che, ecco il passaggio probabilmente dirimente, dovrà essere approvato dal Miur, il ministero dell'Università e ricerca. È dunque Arno Kompatscher che disegna l'agenda che porterà al passaggio del conservatorio a facoltà. E che traccia un percorso in cui l'aggettivo più citato è “condiviso”.

Perché è su questo vocabolo che sussiste ancora il rischio che il cammino si areni, di fronte al disagio del Monteverdi di essere soffocato da una Lub troppo strutturata e incombente. E soprattutto legittimata dalla Provincia stessa a gestire in prima persona questa complessa transizione. Kompatscher, rispondendo ad una interrogazione di Alessandro Urzì, in cui il consigliere di AA nel cuore aveva fatto proprie le preoccupazioni del corpo docente rispetto ad una possibile perdita di autonomia di una istituzione che si autoregola, con successo, da almeno 80 anni riscuotendo vasti consensi internazionali, chiarisce il senso e i contenuti del proprio orizzonte politico su questo fronte.

Sui timori di una non condivisione di questo ultimo tratto di strada il governatore insiste nel ribadire che esso verrà d'ora in avanti condiviso, appunto. Ma alla domanda di Urzì sul perché questa condivisione non sia stata posta in essere fin dall'inizio, Kompatscher risponde che lo è stata dall'inizio di quest'anno e poi fatta oggetto di un incontro tra le parti il 18 luglio. In verità è proprio intorno a questo concetto che Provincia e Lub da un lato e conservatorio dall'alto continuano a trovarsi su posizioni per ora non concilianti. E non si sa ancora quanto conciliabili. Perché palazzo Widmann ribadisce che il gruppo di studio Lub ha da mesi elaborato una bozza di riforma ma questa era già stata evidentemente completata quando è stata sottoposta al Monteverdi. «E la sensazione - aveva subito osservato il suo direttore Giacomo Fornari - è che sarà facile in queste condizioni di elaborazione della bozza, trovarsi in una situazione da prendere o lasciare, perché la cosiddetta bozza è una struttura già molto avanzata di riforma». L'altro aspetto di contrasto, che emerge ancora dalla risposta del presidente, è l'interpretazione che viene data della legge del 2007 in cui si prevedeva la trasformazione del conservatorio in facoltà. Kompatscher dice testualmente che quest'ultimo “verrà accorpato” all'ateneo bolzanino, mentre sindacati dei docenti, i professori stessi nella loro interezza di corpo docente e lo stesso direttore Fornari hanno sempre interpretato letteralmente la norma statale in cui si ai afferma invece che «il Monteverdi diventa facoltà universitaria». E infatti molti dei professori che si predispongono ad abbandonare il conservatorio bolzanino preoccupati per questo tipo di scenario che si sta materializzando sul loro futuro, hanno chiesto alla Provincia: «Ma perché voi vi arrogate il diritto di interpretare a vostro modo la legge? Per noi invece non c'è accorpamento o integrazione ma semplicemente trasformazione...». In questo senso la risposta del presidente all'interrogazione di Urzi ribadisce un passaggio molto critico nella prospettiva dei prossimi incontri tra Lub e conservatorio. In sostanza quello interpretativo di base. In questa luce si comprende anche perché una delegazione del Monteverdi guidata da Fornari aveva incontrato il viceministro Miur nei mesi scorsi, chiedendo e ottenendo il suo appoggio rispetto alle loro posizioni. E successivamente al prossimo vertice tra Lub, Provincia e conservatorio a settembre, lo stesso Monteverdi ha chiesto un nuovo incontro al ministero stesso. Oggi tuttavia un poco perso nelle nubi vista la crisi di governo in corso. In ogni caso, ed è questo uno dei passaggi più importanti della road map tracciata dal governatore, qualsiasi tipo di intesa che sarà raggiunta, quanto più possibile condivisa ma anche eventualmente contrastata, tra Monteverdi e università, verrà fatta oggetto di una verifica presso il Miur. Che a questo punto sarà il giudice unico della congruità della possibile “condivisione”. E presso il quale il Monteverdi potrà trovare un possibile appoggio in ultima istanza.