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BOLZANO. Cinquecentomila euro. È il conto presentato dal procuratore della Corte dei Conti Robert Schülmers al vicepresidente della Provincia Christian Tommasini e ai funzionari dell’assessorato alla cultura: Katia Tenti, Antonio Lampis, Marisa Giurdanella. A tanto, secondo la Procura contabile, ammonterebbe il danno creato alle casse pubbliche.
Al centro dell’inchiesta, avviata in seguito ad un esposto presentato alla fine del 2013 dal consigliere provinciale Sven Knoll (Südtiroler Freiheit), i soldi investiti dalla Provincia, complessivamente oltre un milione di euro tra il 2011 e il 2014 - 574 mila euro spesi nel 2011, 250 nel 2012, 200 mila nel 2013 e altri 200 approvati a bilancio 2014 - per sostenere la candidatura di Bolzano e del Nordest a capitale europea della cultura 2019.
Nonostante il forte investimento, non si centrò l’obiettivo e la scelta alla fine era caduta su Matera, la Città dei sassi.
Nel dettaglio, tra le voci di spesa, consegnate a suo tempo alla Guardia di Finanza, c’erano 370 mila euro ad Alto Adige marketing, 14 mila euro per la cerimonia dell'atto costitutivo dei fondatori, 50 mila euro a "Slow Food" per l'organizzazione della cena dei promotori, 50 mila euro alla coop "FranzLab" e 247 mila euro alla coop «19x19» per l'operazione "Roadshow container 19x19", diciannove tappe in tutto l'Alto Adige per presentare i "vantaggi della candidatura".
Un grosso esborso di denaro pubblico che a suo tempo provocò le dure critiche delle opposizioni, anche perché altri soggetti che avevano partecipato al bando assieme alla Provincia di Bolzano avevano speso molto meno: a Venezia, ad esempio, tra Regione, Provincia e Comune, non avevano stanziato più di 70 mila euro.
Oggi come allora Tommasini difende la scelta della giunta, che all’epoca era presieduta da Luis Durnwalder, di investire in quel progetto: «La contestazione che viene mossa a me dalla Procura contabile è di tipo politico circa l’opportunità di questa spesa; i dirigenti sono chiamati in causa in quanto hanno firmato gli atti amministrativi. Sono sicuro che, nelle controdeduzioni che presenteremo nelle prossime settimane alla Corte dei conti, riusciremo a chiarire che non si è buttato via neppure un euro: il denaro è servito a promuovere a suo tempo una serie di iniziative sul territorio a sostegno della candidatura e a creare un prezioso lavoro di rete con le realtà culturali del nord-est».
Ma l’assessore, oltre a rivendicare la scelta politica fatta a suo tempo da tutta la giunta e alla quale si era dato attuazione con una legge di bilancio e con una serie di delibere, ci tiene a ricordare come e soprattutto chi ha fatto partire l’inchiesta: «Tutto è partito da Südtiroler Freiheit, l’ex consigliera Eva Klotz (stesso partito di Knoll) aveva annunciato un esposto penale in Procura che però non ha portato a nulla; mentre è partita l’indagine contabile, per questo in fondo ci aspettavamo l’invito a dedurre. La cosa buffa di tutta questa vicenda è che la signora Klotz contesta questa spesa, mentre trova del tutto normale aver incassato una liquidazione da un milione di euro. La verità è che a preoccuparla non è l’investimento deciso dalla Provincia, ma il fatto che si sia messo in piedi un progetto culturale che guardava a sud, invece che a nord. A suo tempo infatti, quando si sono spesi quattro milioni per le celebrazioni dedicate ad Andreas Hofer, non ha avuto nulla da dire».
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