BOLZANO. «Eccomi. Io sono una delle persone cui è stato tagliato quasi del tutto il sussidio casa. Non sono un tipo che insegue la carità, ma quei soldi mi servivano e adesso non so come fare». Annamaria de Lena Pavcovich ha contattato il giornale per raccontare la sua storia. Ha letto del pressing dei sindacati e dei partiti sulle giunta provinciale perché vengano modificate le regole del contributo al canone di locazione introdotte nel gennaio 2013, che in numerosi casi stanno provocando la perdita o il taglio consistente degli importi a chi prima percepiva il sussidio casa. «Solo a noi della Cisl sono noti decine di contributi azzerati», segnalava sul giornale di ieri Michele Buonerba. Annamaria de Lena Pavcovich vuole raccontare la sua storia, «perché si capisca cosa c’è dietro i numeri». È una bolzanina di 76 anni, una bella donna, già assistente geriatrica, conosciuta in città per l’attività di volontariato con l’Auser e in tempi più lontani per la militanza nel Pci e a fianco delle donne dell’Udi. Ha scritto dei libri, «La ragazza di Lamon», sulla sua vita, e «Il gatto che scrisse un libro» che testimonia la sua grande passione per gli animali. È vedova, e proprio la scorsa settimana il distretto sociale le ha comunicato l’ammontare del contributo al canone di locazione cui avrebbe diritto: 40 euro. Questo il suo racconto: «Mi sono trasferita da qualche tempo a Oltrisarco, dove pago un affitto di 800 euro al mese, più cento euro di spese condominiali. Vivo con 1200 euro al mese di pensione di reversibilità di mio marito. In passato godevo del sussidio casa e potevo contare su un contributo di 220 euro. Speravo che me li avrebbero confermati e invece l’altro giorno la doccia fredda: 40 euro. Una impiegata gentile mi ha spiegato che solo a questo avrò diritto, perché riscuoto “una bella pensione”. Allora le ho chiesto, “se pago 900 euro di casa, come faccio a mangiare e vivere con i trecento euro che mi restano?”. Mi hanno risposto che in effetti potrei chiedere uno speciale sussidio per indigenti. Ma questo non lo voglio fare, non è da me. Mi sono sempre rimboccata le maniche. Ho pensato anche di tornare a lavorare come assistente geriatrica, è un lavoro che ho svolto con passione, ma ho avuto problemi al cuore e non posso fare sforzi. Non sono certo l’unica in queste condizioni. A una mia amica, single con un figlio, il contributo è stato tagliato del tutto». E adesso? «Sto scrivendo la richiesta di una casa dell’Ipes. Me la daranno? Speriamo. E fino a quando non avrò questa casa come farò? Non sono abituata a chiedere aiuto e piangermi addosso, ma questa volta l’orgoglio dovrò metterlo sotto le scarpe».

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