BOLZANO. Bolzano città della bicicletta, nel bene e nel male. E dunque, tanti furti di due ruote, per esempio. Ma anche una valanga di infrazioni al Codice della Strada. Molte le sanzioni irrogate dalla polizia municipale del capoluogo e tante le infrazioni che sfuggono ai controlli, ché i vigili non possono essere onnipresenti, ubiqui. È sufficiente un giretto di un paio d'ore, in città, per vederne di tutti i colori.

Un campionario estremamente fantasioso. Un cocktail pericoloso. Per i ciclisti, ma anche per il resto degli utenti della strada.

Come per auto moto scooter e pedoni, c'è chi è ligio alle regole, e chi no. Ecco qualche esempio: via Vittorio Veneto. Ciclabile sicura, a doppio senso, in sede protetta. Ma c'è chi viaggia in strada lo stesso, fra auto, 10A e B, trattori, betoniere e camion pesanti al lavoro per la ristrutturazione delle caserme.

C'è anche chi viaggia sul marciapiedi. E chi, quando trova gli operai al lavoro sulla pista, scarta con nonchalance giù in strada e prosegue come nulla fosse contromano, schivando le auto. Davanti al Grieserhof, dove a fine aprile c'è stato un incidente mortale con vittima una ciclista, spenti i lumini in ricordo, è calato l'oblio: si attraversa sereni, chi col verde e chi col rosso, pedalando sulle zebre.

Dall'altra parte dell'incrocio, papà e due bimbi piccoli contromano in via Fucine. In piazza Gries, si scende sulla ciclabile da piazza Mazzini, si arriva all'attraversamento di corso Libertà senza minimamente rallentare e si prosegue verso il Gries Village, un po' contromano un po' sulle zebre. Sotto la galleria Telser, privata, dove sarebbe vietato, si fanno spallucce: quasi tutti beati in sella. In cima a via della Zecca si può attraversare in bici verso il Despar, ma non si può fare il contrario: senso unico.

Però c'è chi lo fa e poi si infila pedalando sotto i portici. Più oltre, tre turisti, e una signora frettolosissima a bordo di una e-bike: pedalano salendo in pieno corso Libertà, non servendosi dell'ampia ciclabile come dovrebbero. Inutile spiegare loro che cartello circolare con pittogramma bianco in campo azzurro significa obbligo: bici sulla ciclabile. Lo ignorano.

In corso Italia, scendendo lungo la ciclabile verso il Tribunale, ci sarebbe il senso unico: a destra si scende, a sinistra, dall'altra parte del corso, si sale. Ma in tanti salgono a destra. Compresi i monopattini elettrici, a velocità non proprio moderata. Poco oltre, al quadrivio Roma-Dalmazia-Torino-Firenze, una signora pedala trasportando un cartone di dimensioni ragguardevoli, che strasborda dal cestino, ondeggiando in maniera preoccupante.

Ma si infrangono le regole a ripetizione anche altrove. Il classico dei classici: da ponte Talvera, usciti dalla ciclabile lungo il torrente, si prosegue bel belli in discesa, sul marciapiedi lungo la Cassa di Risparmio, fino a raggiungere la zona pedonale di via Museo, dove le bici, anche elettriche, sfrecciano fra torme di turisti e bolzanini. Idem in piazza Erbe.

In via Mostra, bici elettrica in consegna pasti a domicilio; chi pedala non mostra il benché minimo interesse per i pedoni a spasso: testa bassa sullo smartphone. In piazza Walther, coppia di turisti: dopo aver consumato un aperitivo montano in sella e via, in piena zona pedonale.

A Oltrisarco, in fondo a via Roma, si è ristretta la ciclabile per poter ricavare una fermata provvisoria del bus durante la chiusura del sottopasso di viale Trento. Un ciclista in su, due cicliste appaiate in giù, tutte una chiacchiera. Veloci. Nessuno si accorge della nuova segnaletica orizzontale a terra, nessuno rallenta: si evita per un pelo lo scontro.