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BOLZANO. Autodeterminazione, la Svp prova a minimizzare il documento finale della Convenzione per l’autonomia, frutto dell’asse con la destra tedesca, che ha finito per isolarla.
Nel preambolo del documento è stato inserito, tra le polemiche, il riferimento al diritto all’autodeterminazione dei popoli riconosciuto dall’Onu. Uno dei punti più contestati dentro e fuori dalla Convenzione.
«Per autodeterminazione noi come Svp intendiamo sempre l’autodeterminazione interna, che equivale alla autonomia integrale» difende il lavoro Christian Tschurtschenthaler (Svp), presidente della Convenzione dei 33.
Il costituzionalista Roberto Toniatti nell’ultima seduta dei 33 ha ribadito: con una simile proposta di revisione dello Statuto non si va da nessuna parte. Non si trova l’accordo con Trento, non ci si presenta in Parlamento. L a Svp corre ai ripari o gioca su più tavoli? Riccardo Dello Sbarba (Verdi), autore con Laura Polonioli di una delle relazioni di minoranza, è convinto della seconda ipotesi: «Ma quale equivoco... Toniatti ha detto più volte che il termine da solo era ambiguo, ma loro volevano esattamente questo. L’autodeterminazione interna si chiama Autonomia. Anche questo è stato detto. A partire dalla Svp, tutti sapevano cosa avrebbe significato scrivere quella parola».
Di Convenzione si è occupato ieri l’ufficio di presidenza della Svp. L’Obmann Philipp Achammer parla di «risultato positivo» nel complesso. Anche in presenza di opinioni divergenti, dice Achammer, c’è un consenso di base sullo sviluppo dell’autonomia. Achammer difende la citazione delle radici cristiane, altro motivo di polemica: «Una riforma deve basarsi su fondamenta solide». Achammer non prende posizione esplicitamente sul tema dell’autodeterminazione, ma sottolinea: «Su alcuni punti vi sono divergenze di opinione, che dovranno progressivamente essere risolte in maniera concertata». Così Tschurtschenthaler.
Il documento viene male interpretato, lei dice.
«Per la Svp parlare di autodeterminazione significa parlare di autodeterminazione interna. Questo significa un ampliamento dell’autonomia per tutti i tre gruppi linguistici, e sottolineo tutti. È vero che la Svp cita il diritto all’autodeterminazione nel proprio statuto, ma voglio dare un segnale ai concittadini italiani, che temono che l’obiettivo sia la separazione. Forse qualcuno ha in mente l’autodeterminazione in senso stretto, ma non noi».
Ma il documento finale parla di autodeterminazione, punto. Se veramente l’idea fosse stata l’autonomia integrale, andava specificato.
«Il nostro messaggio è chiaro ed è stato detto all’interno della Convenzione».
Non ci sarebbe stata una reazione così forte.
«Questo è il documento base. Il 22 settembre verrà presentato al consiglio provinciale insieme alle relazioni di minoranza. A quel punto inizierà la trattativa con Trento. È evidente che servirà un compromesso. Per il momento siamo contenti di essere arrivati alla fine...».
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