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BOLZANO. Fermare la Convenzione per la riforma dello Statuto o fermare il disegno di legge costituzionale che fissa già un elenco di competenze. Alternative non ce ne sono: Luis Durnwalder sigla il suo personale ultimatum, dopo le parole di fuoco pronunciate venerdì sera nella seduta della Convenzione dei 33 dedicata proprio alle proposte sulle nuove competenze. Riccardo Dello Sbarba (Verdi) si era limitato a ricordare che tra dieci giorni il consiglio provinciale dovrà dare il parere sul disegno di legge dei senatori del Gruppo per le autonomie che elenca la nuova tranche di competenze cui ambisce la Provincia. Nulla di nuovo sotto il sole, non è un testo clandestino, ma è scoppiato il finimondo. La Convenzione si è autosospesa in attesa di chiarimenti. È dunque fallito il doppio binario immaginato dal presidente Arno Kompatscher per la riforma dell’autonomia: da un lato la legge con le competenze affidata ai buoni rapporti romani, dall’altra la consultazione dal basso della Convenzione. Pius Leitner (Freiheitlichen) infierisce: «Fiasco totale smascherato prima del previsto».
Minaccia di fare saltare il banco anche Claudio Corrarati (presidente della Cna), che siede nel gruppo dei 33 come rappresentante dell’economia: «Venerdì sera Durnwalder mi ha preceduto di poco. E all’unanimità abbiamo deciso di fermarci per ottenere chiarezza. Non è nemmeno pensabile che sia stato costruito come uno specchietto per le allodole il bellissimo meccanismo del Forum dei 100 e della Convenzione dei 33, primo caso di discussione dal basso sull’autonomia, mentre la partita vera sulle competenze viene giocata come al solito con i vecchi sistemi delle trattative romane. Ma prima di lasciare il tavolo dobbiamo lottare per salvare la Convenzione: la mi a proposta è di accelerare il nostro lavoro per discutere poi anche le proposte già formulate dalla politica». Quanto all’elenco di competenze, Corrarati è critico: «Bisogna riflettere bene sul modello di autonomia e su cosa sia più produttivo. La lista della spesa di competenze non funziona più. Ci costruiamo una serie di regole “a parte”, per chiuderci in una campana di vetro e difenderci dal mostro della burocrazia romana. Ci fa davvero bene o le nostre imprese si tarpano le ali, non sviluppando le risorse per stare sul mercato nazionale e internazionale? Questo è il tema e di questo noi rappresentanti dell’economia vogliamo discutere nella Convenzione. Per contare davvero, non per giocare, però». Dopo lo sfogo durante la seduta, Durnwalder ieri (intervistato dalla Rai) ha rincarato, chiedendo un chiarimento a giunta e consiglio provinciale. L’ex presidente è pronto a lasciare i lavori: «I casi sono due: se ci dicono che sospenderanno il disegno di legge costituzionale, sono pronto a collaborare. Altrimenti ci dicano “abbiamo già deciso, è meglio che smettiate di lavorare, perché perdete solo tempo”». Il consigliere provinciale Alessandro Urzì (Alto Adige nel cuore) aggiunge il tassello della toponomastica: «Mi va bene l'indignazione di Durnwalder, Bizzo, Dello Sbarba componenti della Convenzione scavalcata. Va bene anche che il presidente Tschurtschenthaler chieda tempo per avere chiarezza sul fatto se la Convenzione sia una cosa seria (i più ormai ne dubitano) o sia stata solo un tassello della macchina della propaganda finta democratica del presidente Kompatscher. Ma lo stop dei lavori della Convenzione deve essere decretato anche per chiedere che sia interrotta ogni velleitaria iniziativa sulla toponomastica».
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