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BOLZANO. «Le liste d’attesa sono un problema reale. Ci chiediamo come mai Asl ed assessorato stiano trattando solo con la clinica Santa Maria per offrire ai pazienti interventi chirurgici in convenzione (per cui gratuiti) sia in Oculistica che in Ortopedia. E questo tanto per cominciare». Le cliniche private convenzionate con l'Asl - riunite dal 2016 nella coop Saps, anche per pianificare al meglio le prestazioni fornite al pubblico - si dicono fortemente imbarazzate dagli avvenimenti delle ultime settimane. Sanno che in questi giorni i vertici della Santa Maria incontreranno il direttore dell’Asl Thomas Schael ed il direttore della ripartizione assistenza ospedaliera dell’Azienda, Luca Armanaschi. «Voci di corridoio parlano di probabili ulteriori convenzioni che andrebbero ad aggiungersi ad Oculistica ed Ortopedia e noi non sappiamo nulla di nulla». Sembrava che un appuntamento fosse fissato per oggi ma l’Asl smentisce. Si incontreranno nelle prossime settimane, ma c’è chi assicura che gli incontri ci sono già stati ed i giochi sono pressocchè fatti. «Noi ci consideriamo i primi, veri, partner e collaboratori dell’Asl - spiegano i privati - ma ci sembra di capire che non succeda l’inverso. Ricordiamo che siamo in grado di offrire e garantire al pubblico - a tariffe provinciali (meno onerose delle nazionali) - prestazioni sanitarie ad ampio spettro di alta qualità». Durissimo anche il sindacato Anaao: «Vigileremo su ogni singola convenzione esterna. Se l’Asl pensa di esternalizzare determinati interventi chirurgici, facendo ricadere il peso delle visite sugli ospedalieri si sbaglia. La strada per uscirne ed offrire un servizio serio e di qualità alla popolazione non è quella di spremere i medici dell’ospedale. Ci piacerebbe sapere poi come si muoverà la clinica che dovrà separare per legge gli specialisti che lavoreranno in convenzione e i medici ospedalieri che operano in regime di extramoenia. Come faranno a separare l’ascensore che porta i pazienti in sala operatoria o quello che li porta alla degenza? Ma la questione più grave se non drammatica è quella dei pazienti che devono attendere più di un anno per un intervento di cataratta o ancora di più per un intervento ortopedico. Se una persona non ci vede e non cammina bene il problema diventa grave per la qualità della vita». Insomma il clima è pesante. Tutto è iniziato qualche settimana fa - col taglio a sorpresa (che scatterà a gennaio 2018) - dei rimborsi ai pazienti (la cosiddetta "assistenza indiretta") e la promessa dell’assessora alla sanità Martha Stocker di convenzioni con i privati e cioè di prestazioni gratuite. L'assessora ha spiegato che non si tratta di penalizzare la popolazione ma anzi, di offrire ai pazienti nuove possibilità di cura: «Vogliamo andare verso nuove convenzioni con le strutture private, che tradotto significa prestazioni gratuite per gli utenti». Non si capisce però come mai - a proposito di convenzioni con i privati - alla fine Asl ed assessorato sembrino tirare in ballo solo la Santa Maria che tra il resto si prepara a perdere gli specialisti in Ortopedia dell’”Orthoplus”, che aspettano di operare nella nuova “City Clinic” a Bolzano Sud. E così l’”operazione convenzione” - che procede sottotraccia - appare a chi la osservi dall’esterno con distacco più come un “salvataggio”, che come un’operazione pensata per il bene dei pazienti. Le cliniche rilanciano e ricordano come in Alto Adige il privato che aiuta il pubblico nella gestione della sanità sia solo il 2,5% del totale mentre in Trentino si arrivi all’8% ed in Lombardia anche al 30%. Ricordiamo a latere che è di 53 milioni il budget che Trento ha assegnato alle cliniche private per l’attività di degenza nel biennio 2018-2019. La somma è suddivisa in due voci: pazienti trentini e pazienti non trentini e nel secondo caso (pazienti provenienti da fuori provincia). Le strutture private principali per quanto riguarda l’attività (privata) di degenza sono la Casa di cura Eremo di Arco (12,05 milioni di budget all’anno) e l’ospedale San Camillo di Trento (10,97 milioni di euro). Cifre che l’Alto Adige si scorda.


