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BOLZANO. In molte occasioni della vita la chiave del successo è rappresentata dalla capacità di volgere in positivo e a proprio vantaggio un episodio negativo, diciamo brutto, di cui si è rimasti vittima. Proprio ciò che è accaduto alla cooperativa «gwb» dei Piani: dopo il furto e soprattutto dopo i danneggiamenti subiti ai laboratori protetti per disabili, ieri, con la collaborazione del titolare del bar Galvani, messosi in gioco col servizio catering, i soci della cooperativa si sono inventati un bell’evento di marketing:mettere in mostra gli oggetti prodotti, per venderne sì qualcuno e tirare su qualche euro, ma soprattutto per mostrare che quaranta disabili, indirizzati e coordinati da sei educatori, sono in grado di entrare a tutti gli effetti a far parte di un ciclo produttivo. Mica robetta così: qui si lavora sul serio, rispettando tempi e specifiche delle varie commesse.
E ieri, gli imprenditori si sono fatti vedere. Mica robetta. C’erano Podini, Buratti, Oberrauch. Nuove commesse per i ragazzi della gwb. Parla il responsabile dei laboratori, Paul Dibiasi: «A Bolzano abbiamo 42 persone con disabilità diverse, malati psichici, problematiche differenti. Stiamo svolgendo lavori industriali di serie, come assemblaggi, per diverse ditte locali. In tutto collaboriamo con 30 aziende. In proprio produciamo cassette di legno per le cantine sociali, confezioniamo tappeti su misura e realizziamo cassette-nido, da posizionare sugli alberi da frutto per far proliferare gli insetti buoni, per le coltivazioni bio. Qui si inizia in età tardo scolare, coi tirocini, dai 16 anni. Assunti si viene a 18 anni. Si lavora fino a 55, anche 60 anni». Una volta terminata la scuola, se già prima della crisi c’era difficoltà a inserire disabili nelle aziende, ora è impossibile. La gwb, in questo senso, è una benedizione: i disabili non entrano in azienda, ma lavorano per essa. Ed economicamente la cosa regge. Certo, con sostanziosi contributi provinciali, che però dovrebbero essere spesi comunque per i disabili, ma qui non vengono gettati al vento. Vengono investiti. E i disabili, nonostante invalidità minime del 75%, sono in grado di dare molto. Si assemblano raccordi per l’idraulica, accendigas, cassette in legno. L’evento di ieri è stato un’alzata d’ingegno notevole. «Il furto e i danneggiamenti ci hanno lasciato molto perplessi, ma poi ci siamo accorti che quando si è saputo in tanti sono venuti da noi: volevano dare un aiuto. Siccome però noi non possiamo accettare aiuti in denaro, ci siamo detti: proviamo a fare qualcos’altro. Così abbiamo organizzato questo giorno delle porte aperte e abbiamo invitato delle ditte, dei privati eccetera. Così ci facciamo conoscere, prendiamo contatti, si sviluppano embrioni di possibili future collaborazioni». Ricevere soldi una volta sola serve a poco; ricevere commesse per il futuro significa invece avere una visione di medio-lungo periodo. E alla coop, ieri, si può dire sia andata piuttosto bene. «Si è presentato il signor Podini, che ha mostrato grande interesse, poi Buratti, poi il signor Oberrauch. E diverse altre ditte...»
Per chi fosse interessato, magari ai tappeti fatti su misura, «che le persone vengano, vedano, ci conoscano, scelgano. Siamo qui tutta la settimana, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 16. Telefono: 0471 976541».
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