CORVARA. È piovuto tanto ed è caduta anche la neve a Corvara, dove proseguono, a ritmo sostenuto, i lavori per rendere sicuro il pendio dal quale l'estate scorsa è caduta la seconda frana. I geologi, che seguono costantemente il movimento franoso che pare essersi arrestato, danno assicurazioni sulla stabilità del costone. A livello precauzione è stato realizzato un vallo, in grado di bloccare eventuali nuovi smottamenti ed è stata chiusa la passeggiata che passa sotto (istituendo una deviazione).
La tensione è ormai un ricordo, ma la frana continua a destare preoccupazione. Si è staccata a 1.800 metri di quota, a ovest rispetto a quella caduta nell'aprile di due anni fa sul Crëp de Sela. Secondo il geologo della Provincia Volkmar Mair, in costante collegamento con il collega Alfred Psenner e con l'ingegner Georg Fischnaller, non c'è pericolo - almeno per il momento - per le villette e il campeggio sotto la zona franosa, tra Corvara e Colfosco. La situazione viene comunque costantemente monitorata con un occhio attento anche alle previsioni meteorologiche.
La frana è stata quasi certamente provocata dalle forti piogge che si sono abbattute sulla Val Badia: fenomeni tanto violenti quanto rapidi che scaricano, nell'arco di pochi tempo, enormi quantità d'acqua. Il terreno ne era intriso e si è cercato di drenarla. In questi giorni si procede con lo spezzettamento dei numerosi alberi precipitati, che poi, mediante una teleferica, vengono portati a monte della frana per svolgere un'azione di contenimento del materiale che potrebbe rimettersi in moto soprattutto a causa della pioggia e della neve.
La frana, va ricordato, ha dimensioni più grandi di quelle che erano sembrate in un primo tempo. I primi lavori di contenimento sono stati effettuati grazie all'intervento della Protezione civile, dei Bacini montani della Provincia, della Forestale e dei vigili del fuoco. Grazie al supporto di uomini e mezzi di ditte private e sotto il coordinamento del geologo provinciale Volkmar Mair è stato realizzato il vallo ad A per contenere eventuali cadute di altro materiale dal fronte franoso di circa 40 metri di larghezza e 300 di lunghezza. La massa scivolata, 8-10 mila metri cubi, era composta da terriccio, sassi di varie dimensioni e di diversi alberi che ora, come s'è detto, vengono riutilizzati per proteggere il versante franato. Ma il rischio di caduta sassi rimane possibile, soprattutto lungo il camminamento da Corvara a Colfosco. Perciò il sindaco Robert Rottonara ha confermato l'ordinanza di chiusura.
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