BOLZANO. Il Pd conta le tessere (1.232, più 40 per cento), preparandosi a primarie nazionali, cambio di segreteria provinciale (autunno), prossime elezioni. Carlo Costa è uno dei protagonisti di questo partito di governo e fratture. Sulla toponomastica il conflitto è avvelenato: due visioni distinte, tra maggioranza e gruppo Bizzo, sul ruolo del Pd rispetto al gruppo italiano. Costa, forte del pieno di iscritti a Bressanone e non solo, ha annunciato: «Il Pd decida la linea. Basta sbandamenti».

Ha annunciato un documento, su cui inviterà il Pd a discutere.

«Ci lavoro con Tommasini e altri. Il Pd rischia di perdere la bussola. Su temi importanti siamo usciti con posizioni troppo diverse. Sarà anche un valore discutere. Poi si decide una linea e la si rispetta. Per non parlare del gruppo consiliare. Sono in due, incomprensibile che viaggino per strade separate».

Di cosa parlerà il documento?

«Pochi argomenti, importanti per la nostra identità di partito. Lavoro, plurilinguismo, valorizzazione del capoluogo, applicazione comprensibile della proporzionale, collocazione del Pd».

Lei è un fautore di alleanze trasversali.

«Per me il Pd resta il sogno della fusione di due culture, un partito di centrosinistra, con forte connotazione territoriale. Non mi piace l’idea di un Pd trasformato nel partito degli italiani, come sento dire. Di certo invece non va replicato alle prossime provinciali l’errore delle liste civiche rimaste fuori dal Consiglio, pur avendo ottenuto un buon risultato. Dobbiamo parlarci da subito».

Sul partito degli italiani l’ allusione è a Bizzo. Cosa intende per Pd territoriale?

«Un partito aperto a gruppo italiano e tedesco, che produca idee per tutta la popolazione, non concentrato solo sul disagio del gruppo italiano».

Disagio che esiste, oppure no?

«C’è una crisi che riguarda la società nel complesso, dopo decenni di benessere. Questa crisi potrà colpire più gli italiani, ma servono progetti complessivi, non etnici. Dobbiamo essere presenti su tutti i temi più rilevanti. Un bell’esempio è il gruppo di lavoro sull’urbanistica, coordinato da Carlo Bassetti».

Siamo però in Alto Adige, non a Milano, con i rapporti tra gruppi linguistici dettati dallo Statuto. Il Pd è in giunta anche per la rappresentanza etnica degli italiani.

«È vero ed è importante che la rappresentanza sia adeguata. Un solo assessore è poco. Va trovato lo strumento per evitare di ritrovarci così nel 2018».

Correggere i meccanismi sul numero degli assessori in rapporto agli eletti: era un impegno di Svp e Pd dopo le provinciali del 2013. Non ne avete più parlato.

«La domanda va rivolta al gruppo consiliare. Manca un anno e mezzo alle elezioni».

Sulla toponomastica come maggioranza del Pd avete dato l’idea di tenere più all’accordo con la Svp che alla difesa del bilinguismo. Avete attaccato Bizzo, perché minacciava di non votare la norma.

«Che poi ha votato... Considero un passaggio straordinario avere introdotto il voto per maggioranza dei gruppi e sull’elenco dei nomi il compromesso è buono. Ho trovato incomprensibili le polemiche».

Le critiche che vi arrivano da autonomisti insospettabili come Bolognini e Serafini non vi provocano nemmeno un dubbio? C’è un mondo di centrosinistra che non vi segue.

«L’alternativa sarebbe stato difendere a oltranza il bilinguismo assoluto, già superato nei fatti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA