BOLZANO. Se oggi un altoatesino trova un cuculo o un picchio bisognoso di cure deve sperare in un colpo di fortuna per non abbandonarlo al suo destino. Il Crab chiude la porta del suo centro avifauna in via Rio Molino a Bolzano, perché i volontari sono stufi di tirare fuori i soldi dalle proprie tasche per curare animali che vengono recuperati e per legge sono di proprietà della collettività. L’unica alternativa è la struttura presente a Castel Tirolo che, tuttavia, accetta solo rapaci. Ergo, qualsiasi altro uccello viene rimbalzato verso il canile della Sill che, a sua volta, non può farsene carico. Resta da sperare nel buon cuore di qualche privato esperto, ma è evidente che qualcosa si è inceppato nel meccanismo di assistenza di queste specie.
A spiegare quel che accade dentro il centro Crab è il veterinario di riferimento del servizio Vincenzo Mulè. «Purtroppo non ce la facciamo più a sostenere economicamente l’attività quindi curiamo e teniamo bene gli animali che abbiamo, ma non siamo in grado di accogliere nessun altro. La Provincia ci gira un contributo spese che copre l’80% di quello che sosteniamo. Il 20%, quindi, è a carico nostro, ma al di là di questo è il meccanismo che ci penalizza». Ovvero? «Riceviamo un acconto su spese che dobbiamo dimostrare di fare entro un lasso di tempo preciso. Non sempre, però, riusciamo a concentrare contabilmente tutto in questo intervallo così quello che avanza dobbiamo restituirlo alla Provincia. Nel concreto significa che adesso riceveremo un sostegno da 5.000 euro che dobbiamo già interamente restituire. Una contraddizione».
Non si parla di cifre elevate. «Guardi, le dico la verità, noi con 15.000 euro l’anno, poco meno di mille al mese, potremmo tranquillamente svolgere la nostra attività. Il problema è che si tratta di animali particolari: pensiamo che una rondine ha bisogno di un mangime specifico che costa 4 euro al giorno. E di rondini ne abbiamo parecchie». Ai soci, circa un centinaio, vengono chiesti 5 euro per la sottoscrizione delle tessere mentre i volontari, una ventina, si prestano anima e corpo ma pretendere che paghino pure è un po’ troppo. «C’è gente che ha messo mille euro di tasca propria, persone che sono al centro ogni due ore hanno speso 5-600 euro dei propri soldi per tenere in vita il Crab. Non possiamo accettarlo».
C’è anche una questione di responsabilità istituzionale. «Si tratta di animali di proprietà della collettività, non nostri. Capisco che ci sia il centro di Castel Tirolo, ma almeno la metà dei nostri volatili arriva dal capoluogo: li trasferiamo tutti ogni volta?». Il Crab si occupava anche dei recuperi. Adesso? «Adesso chiameranno i vigili del fuoco».
Intanto all’interno del centro c’è stato un duro confronto sull’assetto organizzativo negli ultimi mesi. «Mi sono dimesso dalla carica di presidente - spiega Gabriele Simonini - perché desideravo un approccio meno volontaristico e più professionale a tutta l’organizzazione. Ho rimesso il mio mandato e i soci hanno deciso di seguire un’altra strada. Si tratta di scelte, ma rimango dell’idea che tutto il centro vada strutturato con un profilo più tecnico». I professionisti, però, si pagano e se la Provincia non scuce è dura. «Certo. Sono d’accordo: ci vorrebbe un sostegno maggiore».
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