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BOLZANO. Il Crab è salvo. Almeno per ora. Il centro di recupero avifauna ha deciso di riaprire le porte a nuovi volatili dopo avere annunciato un mese fa la sospensione del servizio. «Non ce la facciamo più a mettere i nostri soldi - lo sfogo - il servizio in queste condizioni non possiamo garantirlo».
A rilanciare l'attività, però, è stata un'assemblea dei soci che ha risolto alcune divergenze strutturali interne che avevano portato alle dimissioni del direttivo e, soprattutto, mettere nero su bianco una strategia per cercare di sopravvivere anche più a lungo. Chiarita la propria fisionomia interna, insomma, il Crab prova a guardare avanti conscio che i problemi non sono finiti. Ci vorrà, ovviamente, una mano da parte della Provincia ed è già in calendario un incontro del Crab con l'assessore competente Arnold Schuler.
I problemi economici e strutturali rimangono tali e quali, anche se qualche difficoltà è stata appianata in queste settimane di colloqui e ricerca di contromisure.
«Dobbiamo ammettere – spiega il veterinario responsabile Vincenzo Mulè – che Palazzo Widmann ci è venuto incontro aumentando la percentuale del rimborso spesa dal 40% all'85%, ma non può bastare per garantire un servizio continuativo e di qualità».
Dopo l'annuncio sull'Alto Adig della possibile chiusura, comunque, i bolzanini si sono attivati in modo quasi sorprendente. Allestita in men che non si dica una raccolta fondi privata che ha portato circa 600 euro: un appello che è viaggiato sulle pagine web e dei social network e che ha incontrato più sostenitori del previsto. Oltre a questo sono stati diversi i singoli gesti che hanno incoraggiato i responsabili. «Mi è capitato di andare in banca – continua Mulè – e di aver ricevuto un contributo in contanti da parte dello sportellista che mi ha riconosciuto chiedendomi di non lasciare questo servizio. E' la dimostrazione che i cittadini apprezzano il nostro lavoro e, anzi, vogliono che continui. D'altronde deve essere chiaro che gli animali che noi curiamo e sosteniamo sono della Provincia, mica nostri. Sono di tutti».
Rimangono, però, le difficoltà di gestione economica e strutturale come nodi da sciogliere. «Purtroppo continuiamo ad aver bisogno di circa 15-20.000 euro per coprire l'attività annuale. La struttura di via Rio Molino vicino alla Giardineria Comunale ha moltissimi difetti e andrebbe riqualificata totalmente. Non possiamo mandare i volontari dove rischiano di prendersi una tegola in testa. In ogni caso ringraziamo il Comune che non avrebbe nessun obbligo verso di noi, ma ci concede il posto con formula gratuita».
Mulè non lo dirà mai, ma la sede bolzanina del Crab fa un po' a pugni con il Castel Tirolo messo a disposizione dell'altro centro di recupero provinciale con sede, appunto, a Tirolo. «Guardi, a noi basterebbe avere un luogo ampio che ci permetta prima di tutto di ospitare e curare gli animali e poi dare vita a percorsi e iniziative che siano didattiche. Magari invitando le scuole. Non vogliamo allestire spettacoli con gli animali, ma svolgere una funzione sociale di formazione su come rispettare le specie che ci circondano nel nostro ambiente naturale». Lo ribadiranno a Schuler: il Crab è salvo, la Provincia può cancellare il “per ora”.
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