BOLZANO. Poco più di un quinto delle famiglie altoatesine (42.402 coppie pari al 21,1%) si trova in una condizione di “deprivazione finanziaria”, ovvero deve rinunciare a beni e servizi considerati necessari. I dati, allarmanti, dell’Astat sono stati rielaborati dalla Caritas e analizzati dal direttore Pio Fontana. «Queste persone sono costrette a rinunciare,per un periodo più o meno lungo, ai vestiti, alle spese per le cure sanitarie, ai mezzi di trasporto ma anche a lavastoviglie, Tv, auto, cellulare, collegamento internet, per non parlare di concerti e attività culturali. In questa situazione sono venute a trovarsi molte persone che avevano un reddito medio e hanno dovuto fare i conti con licenziamenti e cassa integrazione». Si tratta dei cosiddetti “nuovi poveri”. «Questi dati - continua Fontana - sono confermati anche dal bilancio sociale dell’Assb». L’analisi del direttore della Caritas parte da tre anni fa, per capire come si è evoluta (in peggio) la situazione. «Nel 2010 sono state assistite solamente a Bolzano 4.828 persone. Si tratta dell'11% in più rispetto al 2009. Queste persone, con i relativi familiari, raggiungono quota 9.808 residenti, un valore che corrisponde al 9,4% della popolazione. Nel 2011 le persone sotto il minimo vitale e quindi ufficialmente povere sono ulteriormente aumentate. Il ricorso al servizio per il 34% degli utenti è dovuto all’insufficienza di reddito, spesso aggravata dai costi elevati per l'affitto dell’abitazione».

Il 49,3% degli assistiti è di nazionalità italiana ed è nato e cresciuto qui.

C’è poi un altro aspetto, non meno importante, dell’analisi. «Se ci si riferisce ai dati del Servizio socio-pedagogico delle sole persone adulte (tra i 18 e i 64 anni) è stato rilevato un forte aumento del numero degli utenti: a prevalere è la ragione economica, che causa anche problemi di indebitamento, ma a ruota ci sono problemi familiari e di relazione ma anche problemi di assistenza». Fra le 4.766 persone che, nel 2011, hanno chiesto e ottenuto il “reddito minimo di inserimento” ci sono 2398 disoccupati, 1.416 lavoratori, 400 casalinghe, 227 pensionati, 64 studenti e 246 inabili al lavoro. Ma ad essi bisogna aggiungere 5.624 persone che hanno chiesto e ottenuto un’integrazione di reddito per pagare l’affitto.

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