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Bolzano. La foto di Carolina Picchio è bella, come era bella lei, morta a 14 anni, buttandosi dalla finestra di casa il 4 gennaio 2013. «Le parole fanno più male delle botte», c’è scritto sotto la fotografia. Sono parole di Carolina, adolescente di Novara, che non ce l’ha fatta a superare i colpi della violenza sul web. A Carolina è dedicata la legge per il contrasto e la prevenzione del cyberbullismo, approvata nel 2017. Grande come lo schermo del Teatro Rainerum su cui è stata proiettata, la fotografia di Carolina Picchio è il simbolo della mattinata che ieri il Rainerum ha dedicato al cyberbullismo, con le sue classi delle superiori e studenti ospiti delle Marcelline e del Toniolo («avevamo invitato tutte le superiori», dice il preside Stefano Monfalcon). Una mattinata splendida di testimonianze di operatori e dialogo dei ragazzi, rimasti attenti ben oltre le 13. L’appuntamento fa parte di un progetto sul bullismo che il Rainerum sviluppa dalle medie alle superiori. A raccontare la legge, cioè a indicare ai ragazzi quali strumenti hanno in mano per difendersi c’era la «madre» della legge stessa, l’ex senatrice Elena Ferrara (Pd). Ed è una storia speciale, perché Elena Ferrara è stata insegnante di Carolina alle scuole medie. La ragazza si è uccisa, perché un gruppo di coetanei ha postato un video in cui la molestavano, lei incosciente perché le avevano messo qualcosa nel bicchiere. Il video aveva ricevuto 2600 like. Questo è uno dei temi. «Si è responsabili quando si girano i video, quando li si guarda e li si condivide», hanno spiegato Silvia Mulargia (psicologa della divisione Anticrimine della questura) e il tenente colonnello dei carabinieri Enrico Pigozzo, al tavolo insieme a Giuseppe Augello (servizio Inclusione e consulenza scolastica dell’Intendenza italiana), e Mauro De Pascalis (docente al Rainerum). C’è un po’ di Bolzano nella legge: il suo relatore in Senato è stato Francesco Palermo. «Carolina è morta nei giorni in cui mi sono candidata», racconta Elena Ferrara. Come senatrice ha dedicato la sua attività parlamentare per scrivere e ottenere l’approvazione della legge, che ha come co-autori (morali) la famiglia Picchio e altri genitori che hanno perso figli a causa del cyberbullismo. Uno «scherzo», una «bravata». Così i responsabili descrivono le loro azioni di cyberbullismo. «Non c’è nulla di piccolo o leggero in queste storie. Per chi le subisce può essere un trauma insuperabile», hanno detto gli esperti. E l’assessore alla scuola Giuliano Vettorato (accompagnato dal sovrintendente Vincenzo Gullotta) ha detto: «Bullismo e cyberbullismo creano ferite per sempre. Uno scherzo? Solo per chi lo fa». I ragazzi hanno parlato delle loro esperienze. «Anch’io ho vissuto esperienze di esclusione, ma non così gravi». Pochissimi genitori, è emerso, controllano il telefono dei figli minorenni. «Non sarebbe un controllo “cattivo”, ma un voler bene e dare degli strumenti», ha detto Pigozzo. Una ragazza: «Si fidano di me, ma sono io che chiedo loro consigli su cosa postare. «Responsabilità» è una delle parole più usate da Pigozzo e Silvia Mulargia. Un ragazzo: «Se qualcuno commette un errore e si pente, anche dopo tanto tempo, deve costituirsi da voi?». Pigozzo: «Il primo passo è scusarsi». Silvia Mulargia è stata diretta: «Attenzione ragazzi, non esiste l’anonimato: tutto ciò che scrivete, noi lo recuperiamo». Un pensiero alle vittime: «Troppe non parlano, pensano di sapere gestire la situazione ma non è così». Tasto delicato anche i genitori, dice la psicologa poliziotta: «Li invitiamo alle riunioni, troppo pochi vengono». E Pigozzo: «In fondo la legalità è sapere gestire i soliti due cassetti “giusto” e “sbagliato”».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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