BOLZANO. Marco Bernardi, direttore del Tsb, smonta il piano Schweigkofler. Il direttore della Fondazione Teatro comunale ha presentato al presidente Durnwalder e al sindaco Spagnolli una proposta di direzione unica e accorpamenti dei settori amministrazione, logistica e marketing di Fondazione, Vbb e Teatro stabile di Bolzano. Questa l’analisi di Bernardi. .

di Marco Bernardi

Desidero premettere che non ho interessi da difendere a proposito del mio futuro professionale perché, come è noto, ho deciso di lasciare la direzione del Teatro Stabile di Bolzano allo scadere del contratto in corso tra meno di tre anni. Un’altra premessa va fatta sulla consapevolezza del calo delle risorse e della necessità di amministrare il denaro pubblico con estrema oculatezza: siamo tutti ben consapevoli, noi responsabili delle istituzioni culturali, della strada lastricata di ulteriori risparmi che ci aspetta nei prossimi anni.

Le norme. Non credo tuttavia che la soluzione proposta in questi giorni abbia alcun senso. Unificare l’amministrazione, accorpare i servizi esterni, unificare i magazzini e il servizio stampa-marketing, porterebbe economie risibili.Il Teatro Stabile di Bolzano e l’Orchestra Haydn sono riconosciuti dallo Stato con Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che li finanzia in maniera cospicua, ma impone parametri precisi di attività, funzioni dettagliate rispetto al territorio locale e nazionale e, soprattutto, statuti omologhi dai contenuti inderogabili, pena il mancato riconoscimento ministeriale e la perdita del finanziamento (che per il Teatro Stabile ammonta a quasi 600.000 euro ogni anno). Devono avere organi (presidente, direttore, consiglio di amministrazione, assemblea dei soci, collegio dei revisori, etc.) e amministrazioni autonome.

Non vedo quindi in termini giuridici possibilità di fusioni di alcun tipo. Queste regole non sono state dettate dal capriccio dello Stato ma dalla volontà di garantire autonomia giuridica, amministrativa, gestionale e, soprattutto, artistica, secondo principi costituzionali di democrazia e libertà della cultura e dell’arte che mi sembrano assolutamente attuali.

La direzione. L’ipotesi di direzione unica è una sciocchezza palese. Siamo in Alto Adige, tre gruppi linguistici, tre culture, tradizioni teatrali diverse. Per il teatro di prosa in particolare, che si può definire anche “teatro di parola”, il tema della lingua è centrale.

Lasciamo che italiani e tedeschi facciano il loro teatro con le rispettive reti nazionali: questa è una grande ricchezza per la nostra terra, da tutelare ad ogni costo. Curioso che in questa circostanza siano gli italiani a dover sottolineare questo aspetto.

I rischi. Il Teatro Stabile esiste dal 1950, ha una storia illustre di eccellenza artistica riconosciuta a livello nazionale ma anche una valenza simbolica fondamentale per la costruzione dell’identità della comunità italiana. Comunità che è giovane e fragile: non può permettersi di perdere nemmeno un briciolo della propria autonomia. Questo è un bene per tutti e tre i gruppi linguistici.

Detto questo mi chiedo anche perché dovremmo sfasciare un buon modello istituzionale come la Fondazione, creata a Bolzano da Comune e Provincia alla fine degli anni Novanta, con risultati artistici e gestionali di eccellenza: dovremmo invece esserne orgogliosi. Una Fondazione che gestisce al meglio Teatro e Auditorium e si occupa di opera e danza; l’orchestra regionale Haydn per la musica classica e l’opera; Teatro Stabile e Vbb per il teatro d’arte delle grandi tradizioni teatrali italiane e tedesche. Tutto questo a costi straordinariamente inferiori a quelli delle altre città europee a parità di funzioni.

Lo statuto della Fondazione Teatro e Auditorium è un ottimo statuto, frutto di un lungo e serio lavoro di confronto tra le forze politiche, i rappresentanti dei gruppi etnici e delle istituzioni culturali.

Un modello di democrazia e convivenza tra Comune e Provincia, tra italiani, tedeschi e ladini, tra sensibilità culturali e generi di spettacolo dal vivo diversi. Non c’è alcuna ragione di sfasciare questo modello.

La proposta. Sono doppiamente deluso: dall’evanescenza dei contenuti economici e progettuali della proposta e dal metodo del tutto inaccettabile. Un documento dato solo ai “buoni” e tenacemente nascosto per mesi ai “cattivi”, che abbiamo potuto leggere solo grazie al lavoro meritorio della libera stampa: alla faccia della trasparenza! Il risultato ottenuto è quello di avere avvelenato il clima in modo, temo, irreparabile. Dieci anni di collaborazione ottimale calpestati senza motivo. Anche sul piano umano, della fiducia reciproca indispensabile per costruire progetti comuni.

Ritengo che si debba cambiare prospettiva. Comune e Provincia analizzino i propri bilanci, possibilmente con amore per la cultura e non con disprezzo, comunichino alle istituzioni i risparmi complessivi da effettuare nel triennio 2013/2014/2015 (in modo da poter programmare seriamente) e le istituzioni culturali, ciascuna proporzionalmente alle proprie funzioni e dimensioni economiche, faranno la loro parte con il senso di responsabilità che le ha sempre contraddistinte. Dove tagliare, lasciamo che siano le istituzioni stesse nella loro autonomia e con la loro competenza specifica a deciderlo. Tutto qui.

Ah, dimenticavo! Su una cosa sono d’accordo con l’autore del documento: è vero, non possono esserci né “vacche sacre”, né “intoccabili”.

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