BOLZANO. E' sua la chitarra che suona "Thriller", il maggiore successo pop di tutti i tempi, ma anche "Rosanna", "Africa", "Georgy Porgy" o "Hold the line". Il chitarrista storico dei Toto, Steve Lukather, sarà alla Haus der Kultur di Lagundo sabato prossimo, 19 febbraio (prevendita a Bolzano presso Disco New): occasione unica per sentire dal vivo quei brani che ormai fatto parte della storia della musica rock. Gran parte del concerto di Lukather sarò però dedicato per la maggior parte ai brani del nuovo album, "All's well that ends well". Ancora non si sa se vorrà suonare i vecchi hit dei Toto, o quelli che ha suonato con Paul McCartney, Eric Clapton, Cher, Elton John e Rod Stewart. Come ci dice, "Mi sono stancato di fare il karaoke con "Rosanna"". Fondatore dei Toto, una delle più formidabili "macchine da hit" della storia del rock americano degli ultimi 30 anni, Lukather è rimasto fedele alla sua band fino al 2008, quando ha deciso di dedicarsi esclusivamente ad un percorso solista intrapreso del resto già nel 1989.  Nonostante il nuovo album si intitoli in italiano "E' tutto bene quel che finisce bene", per lui non è un inno all'ottimismo sfrenato come potrebbe far pensare il titolo scelto. "E' stato l'anno più terribile della mia esistenza - ci ha raccontato dal suo cellulare -. La mia vita privata è letteralmente nel caos: ho divorziato dalla madre dei miei figli più piccoli, mia madre è morta e io vado dallo strizzacervelli due volte a settimana per capire esattamente quale posto mi sia stato assegnato in questo mondo: insomma un gran casino".   Com'è stata l'avventura con i Toto? E come sono stati quegli anni?   "Avevo 19 anni quando Jeff Porcaro e David Paich mi invitarono a far parte del gruppo che stavano formando. Ero così onorato che avessero scelto me: era un sogno che diventava improvvisamente realtà. Quegli anni sono stati pazzeschi. Io conoscevo e suonavo con i miei miti, i miei eroi. Ho suonato con Paul McCartney e George Harrison, con Jeff Beck, Eric Clapton. Penso, in quegli anni, di avere suonato con i più grandi musicisti sulla scena di allora. Posso citare anche Miles Davis e Herbie Hancock. Non abbiamo inciso insieme, ma eravamo sullo stesso palco e loro mi guardavano suonare. Era una grande emozione per me. Io però non sono mai stato una superstar. Quando entravo in una stanza nessuno diceva "Oooh!".   Come si prepara prima dei concerti?   "Cerco di suonare una mezz'oretta per scaldarmi le mani. Quando si è in tour i tempi sono sempre stretti, riesco a suonare quasi solo sul palco. Quando sono a casa mi sveglio alle 6, ci metto un'ora per fare colazione e poi comincio a suonare".   Con i Toto lei era abituato ai grandi concerti con migliaia di spettatori. A Lagundo ci saranno solo 650 spettatori. Che effetto le fa suonare davanti a un pubblico così ristretto?   "Non ho nessun problema a suonare con tanto o con poco pubblico. Anzi, i concerti nei club sono molto più intimi, chi viene vuole veramente sentire me e non partecipare a una specie di festa collettiva. Mi piace anche suonare nei teatri, con un migliaio di persone".   Lei ha suonato spesso a Innsbruck. Ha mai passato le Alpi per scendere qui da noi?  "No, non ne ho mai avuto l'occasione. E' la prima volta che vengo in Alto Adige. Sarà una sorpresa per me e per voi...".  

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