BOLZANO. Che ci sia l'arca perduta nei magazzini dei museo? Quella dell'alleanza strappata dal tempio di Salomone da Tito e mai più ritrovata? Difficile che i templari, che qualcuno dice l'abbiano scovata portandosela via durante le crociate, siano riusciti a riporla nei sotterranei, col Talvera così vicino, il terreno terribilmente paludoso intorno al XIII secolo e il vescovo di qui che non avrebbe fatto circolare impunemente stranieri, seppur frati, in odore di eresia. Ma se Dan Brown avesse notizia di quello che sta accadendo al Civico potrebbe comunque costruirci qualcosa. Sta infatti uscendo di tutto da quei sotterranei. Libri, bassorilievi scomparsi sotto i bombardamenti, anche un affresco vagamente ereticale. E adesso, ecco la notizia, anche un torso. Bello, bellissimo. Ma misterioso. L'unica cosa certa è che si tratta di statuaria romana. Tutto il resto è incerto. La provenienza, se dal territorio o da altrove, la datazione, la registrazione (mai avvenuta), la ragione della sua presenza a Bolzano. Se frutto di una donazione, di un acquisto, di un lascito ereditario, di una scoperta effettuata in qualche campagna dei dintorni. E' emerso d'improvviso, come molti reperti in questo ultimo anno, nel corso dei lavori di scandaglio del magazzino. Detto con parole semplici: da quelle cantine sta uscendo di tutto. E la domanda è: non è ci abbiamo messo troppo a capire che si doveva metterci mano a quei sotterranei? "In effetti è così - dice Juri Andriollo, fresco assessore comunale alla Cultura - perchè quello che sta emergendo ci dice che quei luoghi nascondono meraviglie. Ma che forse lo si poteva capire prima". Al Museo parlano di organico ridotto... "Ma se è così ho già uno schema per aumentare il numero degli addetti. E lo farò velocemente. Anche, nel caso, con chiamate a tempo per velocizzare le ricerche nel nostro magazzino" promette l'assessore. Che, nel mentre, annuncia un'altra scoperta: parla, Andriollo, di una straordinaria serie di sigilli, molto preziosi, appena rinvenuti e di ulteriori reperti ancora da catalogare e analizzare. Insomma, una miniera più che una cantina. Con questo elemento in più, che accresce l'inquietudine: sono tutti sorpresi, nessuno che neppure sospettasse la mole di opere, sculture, libri e documenti che giacevano lì sotto, senza che in questi cento anni o quasi, nessuno abbia mai pensato a una loro catalogazione che ne avrebbe fatto intuire l'esistenza. Seppur nascosta e sommersa dal succedersi di guerre e regimi. Il torso dunque. Nei registri del Museo, databili tra il 1905 e il 1933 non c'è traccia di un busto romano di queste dimensioni. Se si fosse trattato di una donazione o di un acquisto è probabile che una qualche citazione amministrativa questo torso avrebbe lasciato. E poi: si tratta di un reperto importante. Un'opera di qualità. Mistero nel mistero, neppure dopo il 1945 si trova traccia di questo marmo bianco. Una ipotesi? Che il torso sia entrato nel Museo tra il 1933 e il 1940, quando il regime fascista prese in mano la struttura e qualche funzionario potrebbe essere stato attratto dall'idea di immettere un simbolo della romanità nella nuova provincia "gotica". Sempre nello stesso periodo entrarono al Civico altre opere provenienti da musei italiani ma un torso così bello avrebbe dovuto comunque lasciare traccia almeno nella memoria degli studiosi. Se non almeno nei giornali dell'epoca. Il torso, per aggiungere nuovi particolari che ne enfatizzano il mistero, poggia su legno, materiale che non coglie il gusto dell'epoca in fatto di supporti alle opere d'arte. Rappresenta un nudo di uomo, senza teste, gambe e braccia, è alto 59 centimetri ed è di fattura romana, di un'epoca databile tra il I e il II secolo, in piena epoca classica. È in marmo di provenienza italiana o greca. Insomma, troppi "o", intorno al torso. Certezze ridotte al minimo. E la sensazione che dopo l'affresco e il torso, dal Museo possano emergere altri tesori. Una preghiera: ditecelo presto, magari aumenterebbero i visitatori.(p.ca.)