BOLZANO. Roberto Castello, oggi e domani 20 luglio alle ore 22 e alle 23, porta la danza fuori dal teatro, le fa attraversare boschi, percorrere sentieri del Colle di Bolzano, nel buio totale di due notti senza luna.

La sua particolare performance, che si intitola “Vede più lontano un vecchio seduto che un giovane in piedi” ed è nel cartellone di Bolzano Danza, è interpretata dai sei danzatori altoatesini di Alps Move, cinque bambini e un anziano, e tre danzatrici della sua compagnia. Il pubblico raggiungerà il luogo con un tragitto in funivia (Funivia del Colle, la prima funivia per trasporto persone realizzata nel mondo, e inaugurata nel giugno del 1908), da qui inizierà un’esperienza itinerante che lo porterà attraverso il bosco alpino fino alla radura della Baita comunale (quota 1134 metri), dove si conclude la performance. Si tratta di uno spettacolo itinerante gratuito - senza posti a sedere; l’accesso avviene con la Funivia del Colle ( prezzo biglietti 4 €) - prenotazione obbligatoria presso la biglietteria del Teatro Comunale 0471 053800; salita 30’ minuti prima dell’inizio.

In linea con il tema del confronto generazionale, il “discepolo” di Carolyn Carlson, che appartiene al nucleo storico della danza contemporanea italiana, ha realizzato appositamente per Bolzano Danza questo progetto site-specific al Colle. Gli chiediamo qualche anticipazione.

Come sarà questo nuovo spettacolo?

«Ho scelto due notti senza luna perché oltre al silenzio del bosco, che è fatto anche di piccole voci, ci sia il buio totale. Cammineremo, ci fermeremo in un ambiente che non dà allo spettatore il senso di sicurezza del teatro, chiuso, con reali confini e le scritte delle uscite di emergenza. Anche le luci saranno delicate, come i suoni. Ma ci sono diversi cambi di registro. Non conosco il signore che farà con noi questa esperienza: so che è un bolzanino e che canta in una corale. Io sono per un teatro che utilizza tutte le potenzialità espressive, quindi il corpo, ma anche la voce».

Che cosa le ha dato l’esperienza con Carolyn Carlson?

«Moltissimo, anche se siamo due persone molto diverse. Io sono un intellettuale, lei una californiana mistica e intuitiva che quando conosce una persona la prima cosa che chiede è il segno zodiacale. Lei pretende che i suoi personaggi le assomiglino, io invece voglio che siano se stessi, voglio che lo spettatore conosca il danzatore, che si ricordi i suoi occhi. La materia dei miei balletti è l’essere umano, nella sua unicità, e io celebro l’unicità degli esseri umani attraverso la materia che è il corpo».

La musica è in crisi, la prosa pure. Come sta il balletto in Italia secondo lei?

«Secondo me siamo alla canna del gas. A Bolzano so che c’è un pubblico preparato e curioso, come anche in Toscana. Ma in generale la gente va a teatro a vedere qualcosa che conosce e questo è molto triste. Anche perchè creare una nuova produzione costa decine di migliaia di euro, e non può fermarsi dopo tre repliche».

Danzatore, coreografo e insegnante, nel 1980 Roberto Castello entra a far parte dell’esperienza veneziana di Carolyn Carlson al Teatro La Fenice in qualità di danzatore. Nel 1984 è tra i fondatori di Sosta Palmizi, la prima compagnia di danza contemporanea italiana, che lascia nel 1990. Nel 1993 fonda un suo gruppo, Aldes, con cui conduce sperimentazioni tra danza, arti visive e nuove tecnologie.

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