Bolzano. Il sindaco di Milano immagina il Daspo urbano per sgomberare camper e roulotte che occupano le strade da novembre a marzo. Nel Lazio lo applicano invece avendo nel mirino le facce sospette intorno alle scuole. O i writer di strada, i graffitari. Per dire che lo strumento è come l'elastico, non c'entra solo lui, c'entra soprattutto chi lo applica. E a Bolzano? " Dobbiamo sperimentarlo. E lo faremo. Perché così ha deciso il consiglio comunale. Ma sul come - dice Liliana Di Fede - è tutto da decidere. Cosa penso io? Che non sempre si riesce a togliere dalla strada le persone solo con il loro consenso. Ecco, dove il dialogo e la volontarietà non arrivano, può servire la coazione. È uno strumento in più...". Da usare con buon senso, aggiunge la direttrice di Assb, l'azienda dei servizi sociali. Perchè è questa un'altra delle particolarità bolzanine: sì al Daspo ma attenuato dall'affiancamento degli assistenti sociali. Repressione ma anche condivisione. Un modo per avvicinare al provvedimento i riottosi verdi, anche se alla fine non è servito. Di Fede, il sindaco e Sergio Ronchetti, il comandante dei vigili, si ritroveranno per questo.

Un vertice inevitabile vista la complessità del provvedimento, in particolare questo sinergia tra intervento degli agenti e degli assistenti. E servirà eccome, parlarsi in chiaro. Perché un conto è il dire, un altro è il fare: come si muoverà la polizia urbana? Quando far intervenire Assb? Fino a che punto si convincerà l'interessato ad andarsene e quando il Daspo diventerà invece un riferimento amministrativo finalmente efficace, nell'incertezza normativa che invece fino ad ora ha caratterizzato questi ambiti di degrado urbano?

Direttrice Di Fede, tutti pensano, come immagine, ai clochard di piazza Vittoria, un giorno via, l'altro di ritorno...

«Stiamo attenti. Già adesso i servizi sono molto presenti. Anche senza Daspo. E affiancano vigili ma anche polizia. Ci si muove su due piani: la convinzione ma anche, qualche volta, la coazione».

Il Daspo ha una forte componente coattiva. Che ne pensa?

«Io provo ad avere un atteggiamento laico. Lo strumento polarizza le posizioni, come si è visto anche in Comune. Chi dice no, lo dice senza se e senza ma. I sì, lo stesso. In realtà, io non mi aspetto soluzioni miracolistiche, dico semplicemente che la realtà non è come su un libro o un testo di legge. Ha mille pieghe e dunque serve comunque un approccio pragmatico, non ideologico».

Che farà Assb?

«Rispetterà le indicazioni del consiglio».

Questo che significa?

«Che attendiamo indicazioni. Ma che spero, si aspetti prima di prendere una strada o l'altra. Voglio dire: servirà molto fare esperienza sul campo. Capire insieme fino a che punto può essere ancora utile lo strumento sociale e da quando invece usare direttamente la leva coattiva. Cioè costringere il soggetto a lasciare i luoghi dove crea continue emergenze sociali e andare altrove».

E questo "altrove", dov'è?

«Penso che dovremo riferirci a quanto già facciamo, muovendoci con intelligenza rispetto a situazioni delicate e a personalità difficili. Immagino che i nostri strumenti saranno molti utili».

E quali?

«Partiamo da quelle a "bassa soglia", come via Comini e i suoi posti letto. E ancora i servizi doccia. Poi i servizi pasto, come quello all'ex Agip e altri. Ci sono poi i servizi di accompagnamento, gestiti da Volontarius che, posso dirlo già ora, sembrano disegnati apposta per applicare con pragmatismo uno strumento nuovo come il Daspo. Per non parlare di tutta la nostra rete degli assistenti sociali, già allenati a gestire situazioni come quelle in cui, teoricamente, potrà essere applicata la nuova normativa».

Cosa vi direte, lei, Ronchetti e il sindaco?

«Io soprattutto ascolterò, perché si tratta di una novità senza esperienze applicative qui. Ma poi serve chiarire bene le modalità di intervento e stilare una casistica».

Dove può servire realmente il Daspo, al di là della vostra attenzione al sociale?

«Può aiutare a rompere situazioni consolidate. Vivere su una strada non è facile, spesso questa scelta nasconde problemi che la polizia da sola non risolve. Tuttavia ci sono molti casi in cui le situazioni vengono reiterate, dove non si riesce a convincere. Dunque il Daspo, al di la da come la si pensi, è un'opzione in più. Cercheremo di non esagerare, ecco...".