BOLZANO. Alla fine Vito Cusumano e Renzo Caramaschi si sono stretti la mano. «Il signor prefetto ha compreso i nostri problemi», ha detto il sindaco. Perché poco prima il commissario del governo lo aveva rassicurato nel corso di un vertice con la Forze dell’ordine: non ci sarà l'espulsione immediata dei profughi dai centri di accoglienza. Dunque le norme inserite nel decreto Salvini sui “non aventi diritto” non sarà applicata come una tagliola. Soprattutto non lo sarà subito, domani mattina.

«Il nostro timore - ha chiarito Caramaschi - era che questo inverno si riversassero sulle strade della città almeno 350 richiedenti asilo». Perché questa è la stima realistica. Persone che da un giorno all'altro potranno perdere il diritto all'accoglienza perché sono passati dal limbo dei “richiedenti” a quello di “non profughi” dopo l'iter giudiziario che li ha riguardati uno ad uno.

«I tempi di applicazione sono molto lunghi - ha detto il prefetto - e non ci sarà nessuna espulsione». Non nell'immediato. Perché Bolzano ha avuto ascolto? La ragione è nella sua grandezza e, soprattutto, nella collocazione.

«Siamo vicini alla stazione da dove queste persone spesso intendono partire, hanno in zona una massa critica che consente loro di interagire con uomini e donne nella loro stessa condizione», ecco l'analisi di Caramaschi. Ed ecco perché è nei confronti del capoluogo che il sindaco ha chiesto un occhio di riguardo. Che accadrà dunque? Che chi non avrà più i titoli per essere inserito in percorsi regolari di accoglienza o integrazione, passerà comunque del tempo in un nuovo “limbo” in cui comunque non sarà mai abbandonato a se stesso. È la via morbida all'applicazione del decreto sicurezza così come configurata in Alto Adige. Perché il rischio era forte: centinaia di stranieri che si sarebbero trovati da una notte all'altra nella condizione di non avere un rifugio. Ma, dall'altra, neppure quella di essere avviati ai paesi d'origine così come prevede, in teoria, la normativa. Perché le espulsioni vanno prima coordinate, i numeri stabiliti e, in particolare, stipulati accordi con le capitali di provenienza degli immigrati. Certo, Bolzano si era portata avanti. C'erano duemila persone in provincia nello status di profughi o richiedenti, poi scesi a 1250. «E in città abbiamo poi fatto un grande sforzo per passare da un numero importante, 900 persone, ad uno più gestibile pur se anche alto: 450» elenca Caramaschi. Ma sarebbe stato drammatico se fossero improvvisamente piovuti sulle strade i non aventi diritto. Perché sono tanti.

Almeno il 70% delle domande che di richiesta di asilo fatte da centinaia di stranieri per essere fuggiti, secondo quando sostenevano, da situazioni di guerra o di fame o di dittatura, sono state respinte.

«Noi gestiremo quel 30% rimasto ma poi possiamo contare sulla collaborazione degli altri enti per ottenere un aiuto sulle espulsioni».

E come? Cusumano ha assicurato che la macchina dello Stato sarà attivata ai massimi livelli per ottenere un supporto logistico nell'immediato e anche per chiarire tempi di esame delle pratiche di espulsione e per seguire queste persone nel loro nuovo percorso. Perché anche la Provincia è stata chiamata in causa. E lo farà attraverso in propri poli Sprar o altre strutture. Quello su cui Bolzano conta, e intorno al quale ha ottenuto il consenso dei propri interlocutori istituzionali, è che i numeri anche di questa nuova massa di immigrati sia distribuita equamente e diluita sul territorio. «Poche persone in tanti luoghi sono una questione, tante persone concentrate in grandi città un'altra. Ed è dentro questo schema squilibrato - commenta Caramaschi- che si annidano i problemi e le emergenze». Conclusione: il Comune (e il suo sindaco) non dovrà sostituirsi allo Stato nella gestione delle ricadute immediate del decreto sicurezza (che Caramaschi non condivide nel merito ma che applica, da pubblico ufficiale, amministrativamente); in ogni caso gli almeno 350 che si stima saranno esclusi dall'asilo non verranno lasciati sulla strada ma accolti nella stagione invernale; questa accoglienza sarà distribuita nel territorio e diluita in vari centri con piccoli numeri.

Passato il freddo si cercherà, tutti insieme, di capire a che punto si è giunti.

Da segnalare infine che, come prima conseguenza di questa intesa di massima, 12 richiedenti asilo alloggiati al Centro emergenza freddo del Comune di via Galilei sono stati spostati ieri all’ex Alimarket, struttura gestita dalla Provincia.

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