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BOLZANO. Questa volta ha trattenuto la commozione, Valentina Emeri. «Oggi sì - ha ammesso - ma quando Luisa Gnecchi mi ha comunicato che la "mia" Cgil, quella di Bolzano aveva idea di dedicare a mia mamma una stanza per le riunioni, beh , allora devo dire che non ce l'ho fatta a non piangere...». Promessa mantenuta. Ieri, in via Roma, il sindacato a inaugurato la “sala Andreina Emeri”. Con i due figli presenti, Valentina appunto, e Michele. «Volevamo caricarci sulle spalle un pezzo dell'eredità lasciataci da vostra mamma», ha subito spiegato Antonella Costanzo, padrona di casa. Eredità pesante, in effetti, perché fatta di coraggio, cuore impavido e tante altre cose messe in campo in anni in cui pochi e poche pensavano di farlo. Toccando e poi contribuendo ad abbattere tabù, legati soprattutto al ruolo delle donne, battagliando per aborto e divorzio quando la società altoatesina, quarant'anni e più fa, se ne stava aggrappata ai suoi miti fondanti e alle sue divisioni etniche senza pensare che c'erano trincee comuni da occupare insieme. E ieri, in una sala gremita, presenti oltre che Antonella Costanzo, anche l'altro segretario Agostino Accarrino e poi Doriana Pavanello e tanti altri (non Luisa Gnecchi impegnata in Parlamento nella legge di bilancio ma molto evocata) è stata l'occasione per ricordare quelle trincee e quelle battaglie. «Io ho 33 anni oggi - ha detto ad esempio Costanzo - e non ho conosciuto Andreina di persona , ma sono sicura che non sarei qui adesso, con questa carica e in quanto donna, se non ci fossero state donne come lei a indicare la strada a rischiare in prima persona...». Rischi grossi negli anni Settanta, a Bolzano. Per chi, come Andreina, si giocava la professione di avvocato o provocava tensioni e sommovimenti in partiti ma anche in sindacati allora molto legati a una visione estremamente bloccata nei rapporti uomo-donna. «E invece proprio Andreina Emeri - è stato ricordato anche da Accarrino - è riuscita a mettere in piedi gruppi allora rivoluzionari come il Kollontai». O a fare altrettanto con il consultorio Aied, luogo allora e oggi di accoglienza e di supporto per donne (e non solo) in difficoltà. E le difficoltà per donne, madri e mogli che , in quegli anni, avessero voluto fare scelte di libertà col proprio corpo o in famiglia erano molte se non moltissime. "Mia madre sapeva ascoltare" ha voluto aggiungere la figlia Valentina a questi flashback sul passato. «Perché è stato proprio attraverso l'ascolto, il rapporto con gli altri che è riuscita a trovare la forza per andare avanti, per procedere incurante dei pericoli». Ascolto e azione. Così, dopo quarant'anni la Cgil ha voluto celebrare un'impresa compiuta qui. «Ma non è finita - ha detto ancora Antonella Costanzo - perché tanto è stato fatto in nome della parità ma molto resta da fare. E questi ultimi giorni ci dicono che il lavoro, la famiglia sono ancora luoghi in cui la donna sta un passo indietro o contro la quale si usa violenza a tutti i livelli». Scomparsa nel 1985 a soli 49 anni, di Andreina insomma non si perde il ricordo. Una famiglia che continua a ritrovarsi la sua, nonostante la lacerante perdita di Andrea, l'altro figlio nel 1996, (ieri il gemello di Michele, Gianclaudio era impegnato altrove per lavoro), e, molto recentemente, del papà, Claudio, pochi mesi fa. «Più che grazie non possiamo dire...», il saluto di Valentina.


