BOLZANO. Il volo è atterrato puntuale. Appena le hostess aprono il portone dell'aereo l'abitacolo viene inondato d'aria calda e umida. Benvenuti a Santo Domingo, qui anche ad ottobre le temperature in media sono al di sopra dei 28 gradi. Hubert Perathoner ha 45 anni. Ancora non lo sa, ma è venuto a morire su quest'isola caraibica. Scende la scaletta dell'aereo. Il sole picchia. Solo quattordici prima era ancora avvolto dal freddo polare di Castelrotto, dove è nato, dove è cresciuto, dove vive. Solo quattordici ore prima ha lasciato l'aeroporto di Monaco di Baviera. Scalo che conosce bene Hubert, visto che tra i quattro figli Perathoner è quello che ama più degli altri viaggiare e visitare posti caldi. Va a prendere il bagaglio. Sa che ad attenderlo ci sono volti conosciuti. Clarissa e un altro amico. Con lei ha un affare in corso. Le ha prestato circa 5 mila euro. Ma lei, visto che non può restituirgli il denaro, gli darà in cambio la metà della proprietà della casa materna. Hubert è un albergatore. Hubert forse cerca un posto dove passare l'inverno. Per Hubert 5 mila euro sono una somma rispettabile ma non la fine del mondo. A Santo Domingo invece si uccide per molto meno. Finisce qui il suo viaggio. Finisce qui la sua vita. Un testimone - più tardi, quando verrà ritrovato il corpo straziato e ricoperto di sangue a colpi di machete di Hubert - dirà di avere visto salire l'europeo in una macchina, accompagnato da una donna e da un uomo. Clarissa? Non è ancora chiaro. Gli agenti della polizia domenicana troveranno nella notte tra il 18 ed il 19 ottobre il corpo di un uomo bianco con il cranio spaccato a colpi di machete. L'arma verrà trovata a venti metri da Hubert tra i cespugli. Anche lei sporca di sangue, come lui. Sul corpo dell'uomo ci saranno solo i tagli e le ferite profonde, non i documenti, nulla che possa spiegare agli inquirenti la vita di quel corpo. Qualche giorno dopo la polizia del posto chiuderà l'inchiesta e seppellirà l'ospite sconosciuto in uno dei cimiteri locali. Sulla croce solo il numero del fascicolo aperto dalla Procura. Per gli agenti il caso irrisolto alla fine forse è risolto: una delle tante vittime del traffico di droga. Ma non è così. Il caso non è chiuso. Hubert ha lasciato l'albergo «Almhof» di Castelrotto, che gestisce insieme ai fratelli Markus e Helmuth, il 17 ottobre. Il giorno dopo è arrivato sull'isola caraibica ed invece di chiamare come era solito fare arriva solo un spaventoso silenzio dall'altra parte dell'Atlantico. Non è da lui, ma è grande abbastanza e soprattutto conosce Santo Domingo. Passa un mese. Markus non ce la fa più. Ha un presentimento che da settimane non lo abbandona. Il 23 novembre si presenta in questura e denuncia la scomparsa del «fratellino» Hubert. Immediatamente gli agenti italiani si mettono in contatto con i colleghi domenicani. Vengono inviate le foto di un uomo sorridente, gentile, cordiale. Un uomo tranquillo e mite, che ha sempre lavorato duramente. A Imbert, la località dove Hubert Perathoner si sarebbe recato, i poliziotti fanno uno più uno: forse l'uomo senza nome non è una vittima dei narcos, forse è l'altoatesino che gli italiani stanno cercando. Tramite consolato vengono avviate le pratiche per il riconoscimento. Prima di seppellire quel corpo sono state fatte delle foto. Troppo atroce mostrarle ai familiari, ma non c'è altra via d'uscita. La burocrazia prolunga di un mese l'attesa. Lunedì, infine, i fratelli di Hubert dovranno ammettere che quell'uomo è il loro fratello. I due Paesi ora si stanno mettendo d'accordo per il rimpatrio. Ma prima la buca riempita frettolosamente dovrà essere riaperta e dovrà riportare alla luce quel corpo che ora un nome, una storia, una famiglia ce l'ha. Ora saranno gli inquirenti a dovere dare delle risposte. Saranno loro a dovere ricostruire gli ultimi attimi di vita di Hubert, che doveva rientrare il 20 dicembre, un giorno prima del suo compleanno, a Castelrotto. Con chi ha lasciato l'aeroporto il 45enne? E' stato ucciso per 5 mila euro? Ha avuto tempo di chiedere aiuto? Cosa avrà pensato negli ultimi istanti della sua vita, vedendo il machete accanirsi sul suo corpo, dopo essere stato fatto scendere da un'auto dove pensava di avere visto dei volti conosciuti e gentili? A quest'ultima domanda, però, nemmeno la polizia potrà dare una risposta.

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