BOLZANO. «Ridatemi mio figlio», questo l'appello disperato di Martina Perathoner, l'anziana madre di Hubert, l'altoatesino trovato assassinato a Santo Domingo. Da settimane la famiglia cerca di far riesumare il corpo del 45enne. «Dicono di avere trovato un accordo e poi non accade nulla».
Mamma Martina non sa più cosa fare. Ogni notte si alza per guardare la foto del suoi Hubert, il più piccolo di quattro figli. «Non riesco a darmi pace - dice l'anziana donna - Stanotte alle 2 ero seduta in cucina a fissare il suo volto. So che nessuno e niente potrà restituirmi mio figlio vivo, ma pretendo che venga fatta chiarezza sull'intera vicenda. Voglio che l'ambasciata italiana usi tutti i mezzi possibili per fare in modo che il corpo di mio figlio torni a casa propria».
Non solo: la famiglia Perathoner vuole che il corpo di Hubert venga poi esaminato da esperti altoatesini. «Mio figlio Helmuth sta conducendo un'indagine parallela - spiega la donna - E' riuscito a scoprire più cose lui che la polizia domenicana. Ha scoperto che Juan Carlos possiede una pistola e sui quotidiani locali di Santo Domingo hanno scritto che accanto al corpo di mio figlio sono state trovate delle munizioni. Mi chiedo quando l'ambasciata vuole comunicarci a che punto è l'indagine. Poi il cellulare di Hubert: squilla e risponde una voce maschile che poi riattacca».
Nei giorni scorsi la polizia dell'isola caraibica si è persino messa in contatto con la famiglia Perathoner, la quale avrebbe dovuto rispondere ad alcune domande. Ma nessuno in famiglia parla spagnolo. «Io non capisco perché l'ambasciata italiana non capisca che abbiamo bisogno di un traduttore o di qualcuno che faccia da tramite. Invece hanno dato agli inquirenti il nostro numero di casa pensando che la questione fosse risolta», sbotta mamma Martina.
E prosegue: «Mi chiedo se queste persone si siano messi nei nostri panni - dice con voce spezzata la madre di Hubert Perathoner - Non capiscono che abbiamo bisogno di risposte, abbiamo bisogno di sapere che stanno facendo tutto il possibile per riesumare il corpo di mio figlio, abbiamo bisogno di parlare con un poliziotto sudtirolese. Io ho sempre paura di avere capito solo la metà quando parlano in italiano. Nella nostra famiglia solo Hubert parlava tante lingue. Cinque per essere precisi».
Intanto gli agenti della questura di Bolzano si sono messi in contatto con la famiglia Perathoner per confermare solo una cosa: i tempi sono lunghi, perché a Santo Domingo il divieto di riesumare le salme è una cosa seria. «Quello è mio figlio - prosegue Martina Perathoner - E' cittadino italiano e ho il diritto di seppellirlo dove è nato. Io non so più cosa fare. Voglio che possa riposare in pace qui, a Castelrotto, dove viveva. Lui era un uomo gentile. Non ha mai fatto del male a nessuno. Non è giusto che l'abbiano ucciso. Nessuno sembra capire che per noi l'attesa è una tortura. Chiedo ai dipendenti dell'ambasciata di mettersi nei miei panni: datemi mio figlio».

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