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BOLZANO. Qualcosa si muove. Le proteste per l’accordo segreto Delrio-Durnwalder sulla segnaletica di montagna lasciano il segno a Roma. Il ministro Graziano Delrio annuncia (intervistato dalla Rai): «Ci sarà modo di rimediare. Lo spirito dell’intesa era la convivenza». Questa la presa di posizione di Delrio dopo l’incontro di ieri con il deputato Florian Kronbichler (Sel-Verdi), la «sentinella». La definizione è sua. L’accordo sulla segnaletica sancisce la cancellazione di ulteriori 132 toponimi in italiano su 1526. Il patto è contestato dal centrodestra e da ampie parti del centrosinistra, a partire da Verdi e Sel. Anche nel Pd locale inizia a serpeggiare l’imbarazzo. Tra Bolzano e Roma numerose telefonate e mail in queste ore.
Kronbichler è deciso a giocare fino in fondo il ruolo di «primo deputato sudtirolese non Svp, uno sguardo diverso sulle nostre questioni». Da sudtirolese può permettersi di dire «attenti a toccare la toponomastica italiana, non ci sono le condizioni» senza essere accusato di nazionalismo tolomeiano.
Perché sentinella?
«Eh, mi sono sentito proprio così. Ho detto al ministro, sta per scoppiare un temporale di quelli brutti. Se volevano rovinare la campagna elettorale, riaccendendo fuochi etnici, ce l’hanno fatta. Più ancora per i modi, ho aggiunto, che per i contenuti. Mi è sembrato impressionato, forse imbarazzato. Non si può condividere quell’accordo sbrigativo, con un brutto mercanteggiamento segreto sui nomi da tenere e quelli da cancellare. Una gestione, ho detto, che ha ferito gli italiani e anche i sudtirolesi con una certa sensibilità. Gli ho detto che gli italiani si sentono scippati e ciò non è bene. Trovo sempre più conferme alla mia linea sulla toponomastica: la soluzione del problema rischia di essere peggio del problema stesso».
E Delrio?
«Mi ha risposto che era convinto che l’accordo fosse più severo per la Svp rispetto a quello siglato con Fitto e che la trattativa è stata seguita dal Commissariato del governo, che ha dato l’ok. Gli era sembrato il massimo che si potesse ottenere dalla Svp, tanto che gira il gossip che nell’ultimo incontro romano preparatorio Durnwalder e Zeller fossero assai contrariati».
E l’accordo resta segreto.
«Il ministro si è impegnato a togliere una riservatezza che crea solo confusione. Delrio me l’ha mostrato, ma io stesso, deputato locale, non ne possiedo una copia. L’avevo chiesta a Bressa del Pd: mi aveva detto di sì, ma non è mai arrivata e poi ha iniziato a evitami...».
Cosa succederà ora?
«Non molto spero. La Svp ha promesso di modificare la legge sulla toponomastica, ma non ci sono i tempi prima delle elezioni. Delrio mi ha ribadito di considerare incostituzionale l’attuale legge impugnata davanti alla Consulta. Sugli obiettivi Svp non mi sento tranquillo e lo dico dopo il mio incontro con Kompatscher».
Con Kompatscher cosa vi siete detti?
«Gli ho detto che invitare alla cena con Letta a Fiè solo esponenti Pd ed Svp non era un bell’inizio. Abbiamo parlato anche di toponomastica. E lì mi sono preoccupato. L’accordo con Delrio prevede che resti Curon come località, ma non la denominazione in italiano malga di Curon. Resterebbe solo Grauner Alm più l’indicazione “malga”. Ecco, siamo finiti a parlare del caso paradossale di Alpe di Siusi e Kompatscher mi sembra favorevole ad “Alpe di Seis”. Improponibile. Tra l’altro i primi a protestare sarebbero gli albergatori».
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