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BOLZANO. «Non è possibile che ogni famiglia si arrangi come meglio crede. In Alto Adige serve uno schema chiaro, una rete integrata per assistere i pazienti anziani affetti da demenza. Che sono in costante aumento». La risposta al problema non possono essere solo le badanti... che pur svolgono un lavoro egregio. Serve personale specializzato. Servono più medici geriatri, più infermieri formati ad hoc, più neurologi ecc.».
Ulrich Seitz - presidente Associazione Alzheimer - non ha dubbi: «Siamo in ritardo, non possiamo perdere altro tempo». E intanto ieri l’Asl ha organizzato al Centro lungodegenza Firmian l’evento dal titolo: «La vita è bella ... impegniamoci insieme”. Pensato per promuovere un’assistenza integrata sul territorio per i malati ed i loro famigliari. E Albert March - primario di Geriatria - parla a proposito dell’assoluta necessità di riorganizzare il territorio, creare strutture residenziali che seguano i pazienti fuori dall’ospedale ed organizzare anche l’assistenza domiciliare. Questo perchè non bastano “cattedrali” ma serve una rete strutturata in grado di fornire risposte concrete. I dati parlano da soli. Seitz - ed anche l’Asl nel suo ultimo comunicato - parlano di 12, 13 mila casi nella sola provincia di Bolzano, a fronte di una popolazione che continua ad invecchiare. March ritiene il numero sovrastimato: «Per me è più corretto parlare di settemila pazienti». Comunque tanti. E dietro ogni numero c’è spesso una famiglia che non sa come muoversi. Il Piano nazionale per le demenze dice che se «in Italia sono numerose le iniziative rivolte a questo tipo di pazienti, nonostante gli sforzi di amministrazioni, associazioni ed operatori la gestione del problema resta troppo spesso affrontata in momenti e con percorsi distinti». Insomma manca uno schema comune cui fare riferimento. Seitz dice che purtroppo la nostra provincia non riesce a stare al passo con le richieste dei pazienti e delle loro famiglie che - non trovando risposte - chiedono aiuto all’associazione stessa, ai gruppi di auto aiuto e al numero verde (800 660 561). «Mancano risorse per l’assistenza, mancano medici, manca personale infermieristico specializzato e si riducono i letti nei reparti geriatrici. Sul territorio serve una terza “Memory clinic” per alleggerire la situazione caotica di Bolzano e Merano». Seitz dice che in Alto Adige tra le 12 e le 13 mila persone sono colpite da una qualche forma di demenza senile. «Per il 2050 è previsto un raddoppio dei casi. Di questi, solo il 25% è preso in carico dal servizio sanitario, mentre il resto dei pazienti viene curato in casa da familiari o badanti». Il presidente ricorda anche che «manca un piano provinciale delle demenze con dati e numeri che ci diano l’idea del fenomeno e del suo sviluppo e questo per proporre soluzioni efficaci. Manca un piano provinciale della riabilitazione, come previsto anche questo dal nuovo piano sanitario provinciale 2016 – 2020. Manca anche il registro demenze o una sorta di osservatorio... continuo a ricordare che non sappiamo dove sono ubicati e trattati casi di demenza, con quale risorse e con quale complessità). C’è molta strada da fare. La faremo insieme all’Asl».
Ulrich Seitz - presidente Associazione Alzheimer - non ha dubbi: «Siamo in ritardo, non possiamo perdere altro tempo». E intanto ieri l’Asl ha organizzato al Centro lungodegenza Firmian l’evento dal titolo: «La vita è bella ... impegniamoci insieme”. Pensato per promuovere un’assistenza integrata sul territorio per i malati ed i loro famigliari. E Albert March - primario di Geriatria - parla a proposito dell’assoluta necessità di riorganizzare il territorio, creare strutture residenziali che seguano i pazienti fuori dall’ospedale ed organizzare anche l’assistenza domiciliare. Questo perchè non bastano “cattedrali” ma serve una rete strutturata in grado di fornire risposte concrete. I dati parlano da soli. Seitz - ed anche l’Asl nel suo ultimo comunicato - parlano di 12, 13 mila casi nella sola provincia di Bolzano, a fronte di una popolazione che continua ad invecchiare. March ritiene il numero sovrastimato: «Per me è più corretto parlare di settemila pazienti». Comunque tanti. E dietro ogni numero c’è spesso una famiglia che non sa come muoversi. Il Piano nazionale per le demenze dice che se «in Italia sono numerose le iniziative rivolte a questo tipo di pazienti, nonostante gli sforzi di amministrazioni, associazioni ed operatori la gestione del problema resta troppo spesso affrontata in momenti e con percorsi distinti». Insomma manca uno schema comune cui fare riferimento. Seitz dice che purtroppo la nostra provincia non riesce a stare al passo con le richieste dei pazienti e delle loro famiglie che - non trovando risposte - chiedono aiuto all’associazione stessa, ai gruppi di auto aiuto e al numero verde (800 660 561). «Mancano risorse per l’assistenza, mancano medici, manca personale infermieristico specializzato e si riducono i letti nei reparti geriatrici. Sul territorio serve una terza “Memory clinic” per alleggerire la situazione caotica di Bolzano e Merano». Seitz dice che in Alto Adige tra le 12 e le 13 mila persone sono colpite da una qualche forma di demenza senile. «Per il 2050 è previsto un raddoppio dei casi. Di questi, solo il 25% è preso in carico dal servizio sanitario, mentre il resto dei pazienti viene curato in casa da familiari o badanti». Il presidente ricorda anche che «manca un piano provinciale delle demenze con dati e numeri che ci diano l’idea del fenomeno e del suo sviluppo e questo per proporre soluzioni efficaci. Manca un piano provinciale della riabilitazione, come previsto anche questo dal nuovo piano sanitario provinciale 2016 – 2020. Manca anche il registro demenze o una sorta di osservatorio... continuo a ricordare che non sappiamo dove sono ubicati e trattati casi di demenza, con quale risorse e con quale complessità). C’è molta strada da fare. La faremo insieme all’Asl».


