BOLZANO. La concessione edilizia è legittima: il deposito ferroviario Negrelli di via Renon può essere abbattuto. I giudici del Tribunale amministrativo, in composizione collegiale, ieri hanno respinto la richiesta di sospensiva della licenza rilasciata dal Comune. E, sempre ieri, la commissione edilizia, presieduta dal vicesindaco Christoph Baur, ha approvato anche il progetto della nuova stazione degli autobus che dovrà sorgere al posto del vecchio deposito. Due passaggi fondamentali che danno il via all’operazione dell’immobiliarista austriaco René Benko per la riqualificazione urbanistica dell’area compresa tra via Garibaldi, via Alto Adige, via Perathoner, via Stazione.

Ricordiamo che, nei giorni scorsi, la presidente del Tar Edith Engl, a titolo cautelare e in via d’urgenza, aveva accolto provvisoriamente la richiesta e questo aveva fatto ben sperare il Dachverband, la federazione dei protezionisti sudtirolesi, secondo cui l’edificio è stato progettato da Luigi Negrelli nel 1859 e quindi si sarebbe dovuto salvaguardare.

In realtà i giudici, dopo aver ascoltato i legali di Comune, Provincia, Rete ferroviaria italiana, Waltherpark la spa che fa capo a Benko, società Arbo, sono giunti alla conclusione che la concessione rilasciata dal Comune è perfettamente legittima, in quanto l’edificio non è sotto tutela e non c’è neppure bisogno di fare ulteriori verifiche perché - questa la tesi sostenuta dai legali che hanno presentato anche i documenti trovati nell’Archivio storico del Comune - l’edificio originale è stato abbattuto durante la seconda guerra mondiale.

«È stata fatta giustizia - ha commentato l’avvocato Alessandro Ezechieli, che ha curato il ricorso per conto della Waltherpark spa - l’abbiamo detto fin dall’inizio che quella licenza edilizia era perfettamente legittima e il Tar ci ha dato ragione».

Il Dachverband potrebbe ora impugnare davanti al Consiglio di Stato l’ordinanza, ma il pronunciamento di secondo grado arriverebbe sicuramente fuori tempo massimo, perché nel frattempo il vecchio deposito ferroviario sarà stato abbattuto.

«Leggeremo le motivazioni - ha commentato l’avvocato Gernot Rössler, legale del Dachverband - e valuteremo come muoverci, certo è che il Tar ha riconosciuto la legittimità della licenza edilizia e penso che l’edificio verrà demolito quanto prima».

In effetti sarà così: le ruspe arriveranno a breve.

«Entro l’anno - assicura Heinz Peter Hager, il potente commercialista, braccio destro di Benko a Bolzano - lo buttiamo giù. L’ordinanza del Tar conferma, per l’ennesima volta, che il nostro gruppo opera sempre e solo nel rispetto delle norme. In questi anni ci hanno fatto cinque ricorsi e li abbiamo vinti tutti».

Intanto l’architetto Andrea Saccani si prepara a dare il via ai lavori: «Entro l’anno buttiamo giù l’edificio: la demolizione non creerà alcun problema al traffico, perché i lavori si svolgono all’interno dell’areale ferroviario, dietro il muro di via Renon. Solo dopo la fine del Mercatino di Natale sposteremo provvisoriamente il traffico di via Renon all’interno dell’areale, per effettuare una serie di lavori sulla strada. Il passo successivo sarà la demolizione della stazione delle autocorriere di via Perathoner che verrà poi spostata in via Renon».

Soddisfatto per il pronunciamento del Tar anche il sindaco Renzo Caramaschi che non ha mai fatto mistero circa il suo giudizio sul deposito Fs: «Non l’ho mai considerato un’opera d’arte e mi sembra molto strano che qualcuno se ne sia accorto solo quando stava per partire l’operazione Benko».

Operazione destinata a portare nelle casse del Comune circa 100 milioni di euro: la prima tranche di 10 milioni, già prevista nel bilancio 2017, è stata fatta slittare - con l’approvazione della delibera nell’ultima seduta del consiglio comunale - al bilancio del 2018 nel timore che il Tar accogliesse la richiesta del Dachverband, congelando di fatto l’operazione Benko.